Asse bipartisan per l'autonomia «Apriamo una trattativa a Roma» - Corriere del Veneto

07 ottobre 2015

Pagina 2, Primopiano

VENEZIA La parola d’ordine è: prudenza. Lo stesso Roberto Maroni, uscito da Palazzo Chigi, ha twittato un ironico punto di domanda in fondo allo slogan preferito da Matteo Renzi («#lavoltabuona?»). Ma il presidente leghista della Lombardia mostra di volerci almeno provare e insieme ai colleghi dem di Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna lunedì ha avviato un confronto col governo sui costi standard e la prossima settimana porrà pure il tema del residuo fiscale, forte di un mandato autonomista ottenuto sia dal Partito Democratico che dal Movimento 5 Stelle. Così anche in Veneto si sta formando un fronte bipartisan che spinge il governatore Luca Zaia a risalire dalla trincea dei ricorsi alla Consulta e sedersi al tavolo dei negoziati con Roma. 
Sussurrano che Palazzo Balbi ci stia lavorando, ma che non abbia intenzione di scoprire le carte, finché non saranno pronte per reggere prima in Consiglio dei ministri e poi alle Camere. Secondo quanto previsto dalla Costituzione, infatti, alle Regioni a statuto ordinario possono essere concesse «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» attraverso una legge basata su un’intesa con lo Stato e approvata a maggioranza assoluta. Da un paio d’anni la procedura è semplificata: la trattativa deve cominciare entro sessanta giorni dalla richiesta, grazie ad un emendamento alla Finanziaria 2014 presentato dalla trevigiana Simonetta Rubinato, autrice ora di un’interrogazione analoga a quella della deputata lombarda che di fatto ha spianato la strada a Maroni. «In quel caso - riferisce l’esponente del Pd - il sottosegretario Gianclaudio Bressa aveva risposto che il governo era disponibile a convocare il tavolo negoziale con la Lombardia. Mi aspetto una risposta simile anche per il Veneto, ma bisogna che Zaia si faccia avanti. Ne vale la pena: anche nell’ipotesi costituzionalmente più restrittiva, la Regione potrebbe ottenere competenze su materie cruciali come l’istruzione, i beni culturali, l’ambiente, le politiche attive del lavoro, la formazione professionale, il turismo. Peccato che il mio partito non abbia incalzato la Lega su questo tema in campagna elettorale». 
Lo scatto in avanti delle altre quattro Regioni, però, ora sembra aver colpito i dem veneti. «Maroni, Chiamparino, Rossi e Bonaccini - attacca il consigliere regionale Stefano Fracasso - hanno incontrato Renzi. E Zaia cosa fa? Ricorre contro le leggi dello Stato, accumulando ricorsi che i veneti pagano. La differenza tra la reale voglia di autonomia e le chiacchiere è purtroppo fin troppo evidente». Al di là della punzecchiatura politica, l’appello al governatore è ad adoperarsi per l’inizio delle contrattazioni. «Per il bene collettivo bisogna parlare con tutti - concorda Stefano Casali, capogruppo della Lista Tosi - anche con un governo che su tante cose non ci sente. Ma sui temi intelligenti bisogna porsi in maniera intelligente, andando a Roma e cominciando a trattare. In fondo può essere un vantaggio anche per lo Stato cedere responsabilità nei settori in cui non è in grado di dare risposta ai territori». Aggiunge Jacopo Berti, leader del Movimento 5 Stelle: «Sappiamo che sarà molto difficile ottenere un vero federalismo da un governo così centralista. Ma siccome noi siamo per la democrazia dal basso, troviamo giusto intanto provare a vedere se si può conquistare qualche forma di autonomia». 
Lo stimolo non arriva solo dall’opposizione, ma anche dalla maggioranza, sia pure con la cautela di cui in premessa. «Maroni è partito - osserva Nicola Finco, capogruppo della Lega - e penso che un’azione congiunta con le altre Regioni del Nord farebbe bene anche a noi. Ovviamente non dobbiamo illudere la gente, ma nell’interesse della comunità veneta siamo pronti ad una battaglia comune. Per questo invito pure i parlamentari a togliersi le casacche di partito e a ragionare insieme da veneti». Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale, condivide la proposta di Realpolitik : «Se capiamo che non ci stanno facendo perdere tempo, possiamo cercare di puntare a risultati di buon senso, almeno su patto di stabilità e residuo fiscale (la differenza fra quanto il Veneto dà a Roma e quanto riceve indietro: 21 miliardi di euro all’anno, ndr. )». 
Attorno a tutto questo aleggia lo spettro del referendum sull’autonomia. I tosiani contestano la bocciatura del loro emendamento sull’utilizzo di 12 milioni della «legge mancia» a favore della consultazione. Antonio Guadagnini, presidente dell’intergruppo «Parola ai veneti», risponde che quei soldi sono stati meglio destinati al sociale e rilancia piuttosto l’indipendenza. Per ora Zaia tace, ma sabato incrocerà Renzi all’assemblea di Unindustria Treviso. E allora, chissà. 
Angela Pederiva

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pubblicata il 07 ottobre 2015

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