Pd veneto, congresso tra pro e anti-Renzi con sfide autonomiste - Il Giornale di Vicenza

04 ottobre 2015

Pagina 11, Regione

Piero Erle PADOVA

Sarà una corsa lunga: si terrà in febbraio il congresso straordinario del Pd veneto, che ieri per una lunga mattinata in assemblea regionale si è trovato a discutere ancora sul perché in maggio i veneti l'abbiano bocciato così pesantemente alle elezioni regionali rispetto all'exploit di solo un anno fa. Sarà lunga, ma la corsa è ufficialmente iniziata. L'assemblea ha approvato, pur senza leggerlo, un testo preparato dal segretario dimissionario Roger De Menech: il Pd «non si ritiene positivo per il Veneto un commissariamento» ed entro febbraio si terrà il congresso «da svolgere con le nuove regole nazionali che verranno divulgate a fine ottobre e approvate entro dicembre». A metà novembre ci sarà quindi «una nuova assemblea regionale organizzativa, per una riflessione sulle nuove regole». Infine De Menech continuerà a gestire il partito «con il preciso mandato di includere e far partecipare tutte le sensibilità e le personalità che il partito esprime a partire dagli amministratori locali». Spazio ai sindaci, quindi.

RENZI DIVIDE. Un tema è parso chiaro: De Menech ha posto come linea politica spartiacque che «il Pd è quello nazionale, con la sua declinazione nella regione veneta. E non ha paura di sostenere le riforme del Governo». Insomma: con Matteo Renzi, senza se e senza ma. E senza spazi quindi a velleità autonomiste-federaliste. Verso gli elettori quindi il Pd dovrebbe far capire meglio la portata delle riforme che Renzi sta attuando, sfidando la Lega anche su temi scottanti come il sì all'accoglienza di profughi. Si coglie una sensibilità diversa ad esempio nel vicesegretario Piero Ruzzante: «Non condivido l'analisi secondo cui il partito veneto dovrebbe essere il megafono delle azioni del Pd nazionale. Qui c'è una peculiarità territoriale». Più sfumati, ma simili, il consigliere regionale Stefano Fracasso e il deputato Federico Ginato: sì all'idea di comunicare meglio le riforme di Renzi, ma spazio anche a politiche peculiari per il Veneto (ad esempio su formazione professionale e scuole paritarie) che portino non a una frattura Venezia-Roma, come fa la Lega, ma a un dialogo che influenzi positivamente sulle scelte del Governo.

SCONTRO SULLE REGOLE. Decisa l'on. Simonetta Rubinato, che ha chiaro che i veneti da sempre si sentono staccati da Roma, e che quindi il Pd deve imboccare la strada di un partito federalista e autonomista «come del resto sancisce la Carta dei valori del partito». Rubinato è pronta a candidarsi ma «solo se sarà un congresso vero», che per lei si traduce nel mantenere le primarie aperte anche ai non iscritti. Invece proprio le regole che saranno votate dal partito, ha spiegato il deputato Gianni Dal Moro, diranno il contrario (come molti peraltro chiedono): voterà solo chi ha la tessera Pd. E mentre tutti hanno chiaro che in questo congresso saranno protagonisti i parlamentari del Pd perché il nuovo segretario regionale avrà il potere di fare le liste di candidati per le elezioni politiche, Claudio Rizzato lancia la sua proposta: il nuovo eletto dovrà dedicarsi al partito e non ricoprire cariche o candidarsi a Parlamento o Regione. E trova favorevole proprio De Menech, che ipotizza di farne una regola. Ci sarà da discutere.

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pubblicata il 04 ottobre 2015

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