Anche a Treviso una Sezione della Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale

24 maggio 2016

In questa intervista a ReteVeneta del 19 maggio scorso ho confermato come ormai si sia in dirittura d’arrivo per l’istituzione anche a Treviso di una Sezione della Commissione territoriale di Verona per il riconoscimento della protezione internazionale, che consentirà di definire in tempi più rapidi le istanze dei richiedenti asilo, dando sollievo anche a chi si sta facendo carico dell’accoglienza dei profughi sul nostro territorio. Il Ministero dell’Interno attende ormai soltanto i nominativi dei rappresentanti di Anci e dei funzionari della Questura di Treviso, essendo già pervenute le nomine prefettizie e quelle dell'Acnur (Agenzia Onu per i rifugiati). Link intervista: https://youtu.be/qlJM1Mf-u1U

A proposito del successivo rientro di chi non ottiene la protezione internazionale, il 23 maggio scorso ho incontrato con il sindaco di Casier, Miriam Giuriati, i responsabili della cooperativa “Nova Marghera Facility” e “Cps” che hanno in carico la gestione della caserma Serena di Dosson (TV) dove sono ospitati più di 400 migranti (interessante sapere che vi lavorano 83 persone delle due cooperative, di cui 50 sono nuove assunzioni). Mi hanno sottoposto il progetto “Back Home”, una proposta che permetterebbe ai richiedenti asilo, su base volontaria, di accantonare il 30% del loro pocket money (che ammonta a euro 2,50 al giorno) in modo da avere a disposizione, una volta trascorso il periodo necessario per la decisione sul riconoscimento o meno dello status di rifugiato, una somma di denaro accantonata (circa 500 euro) che potrà essere finalizzata per le loro necessità qui se l’esito è positivo oppure all’acquisto del biglietto aereo di ritorno in patria nel caso venisse respinta la domanda di protezione internazionale. Credo si tratti di una buona proposta, anche sul piano formativo, e per questo mi sono presa l’incarico di verificare in sede ministeriale la possibilità di “recuperare” quelli che potrebbero essere due “tesoretti” nell’ambito dei fondi per l’accoglienza: quello appunto accantonato sul proprio pocket money dai migranti per sé (da utilizzare anche per il proprio rientro in patria) e quello costituito dalle somme avanzate dai ribassi nei bandi per la gestione dell’accoglienza, che potrebbe andare (almeno un euro al giorno a migrante) come misura premiale ai Comuni disponibili all’accoglienza per destinarlo ai casi di bisogno sociale dei residenti.

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pubblicata il 24 maggio 2016

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