Autonomia, una telefonata per rilanciare la trattativa «Il negoziato va avanti» - Corriere del Veneto

07 maggio 2016

Pagina 7, Regione

VENEZIA Una telefonata allunga la vita, e, in questo caso, anche la trattativa. Perché è vero che l’ultima uscita di Matteo Renzi sull’autonomia «negata» al Veneto («Possiamo discutere di una maggiore attenzione ed interventi — le parole del premier affidate mercoledì scorso a Facebook — ma non esiste né l’ipotesi di secessione né di ulteriori forme di autonomia. O a tutti o a nessuno») aveva probabilmente spiazzato soprattutto i suoi, cioè i dem , che ormai si erano convinti che il primo ministro non avrebbe certamente ostacolato il dialogo intrapreso tra la Regione e il governo (sul doppio binario, quello del referendum e quello sull’articolo 116 della Costituzione); ma è vero anche che allo stesso governatore Luca Zaia qualche dubbio tutto sommato era venuto.

Così ieri, di buon mattino, Zaia ha chiamato al telefono proprio il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, colui che sta conducendo in prima persona la trattativa (e con cui il governatore ha anche un certo feeling, visto che lo considera uno degli «avversari» politici più affidabili). Pochi minuti di conversazione, nei quali il governatore ha avuto sostanzialmente le rassicurazioni che chiedeva: l’interlocutore resterà il ministero degli Affari Regionali (e non già altri esponenti dem del territorio); e la trattativa non verrà fatta saltare, tanto che entro la settimana prossima il governo finalmente risponderà alla lettera inviata da Palazzo Balbi lo scorso 17 marzo, con cui il Veneto gli chiedeva appunto di indire il referendum e di attivare la discussione sulle competenze che la Regione vorrebbe «strappare» allo Stato.

Zaia, ieri, durante il consueto punto stampa con i giornalisti a Venezia, ha confermato il contatto, pur dissimulando bene la propria preoccupazione rispetto alle affermazioni del premier: «Sì, ho sentito Bressa — ha detto —, ma i temi sono stati quelli del nostro negoziato. Le parole di Renzi invece sono state un’improvvida uscita che ha solo aumentato la voglia di autonomia dei veneti». Il presidente ha poi ribadito la propria posizione: «Chiederemo al governo di ampliare il testo del referendum, specificando almeno alcune materie su cui il Veneto vuole l’autonomia (al momento è un generico: «Vuoi che alla Regione siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?», ndr ); inoltre pretenderemo che sia stabilita una data unica di votazione, assieme al referendum costituzionale della Boschi». Su entrambi questi punti, però, il governo ha già fatto sapere che non intende sentir ragioni. E al momento alternative non se ne vedono...

Intanto, comunque, il tema continua a scaldare il dibattito politico veneto. «L’autonomia non è patrimonio del Pd, della Lega di Forza Italia o chicchessia - afferma il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti - è bene di tutti e tutti hanno il diritto-dovere di pronunciarsi, di dire cioè se si vuole questa autonomia o se è preferibile affidare ai ministeri statali la gestione del bene comune. Lo devono dire i cittadini e non lo possono dire le segreterie dei partiti». E sul referendum insiste anche la parlamentare Pd Simonetta Rubinato: «Serve dare quanto prima la parola al popolo sovrano. Di fronte ad una richiesta che viene dal basso anche un politico come Renzi non potrà che tenerne conto e cercare di capire che cosa succede dalle nostre parti. Zaia non indugi ulteriormente - prosegue - indichi il referendum senza strumentalizzazioni di parte, e una volta che i veneti si saranno espressi, come io penso, in larga maggioranza a favore di una maggiore autonomia, anche lo stesso Renzi sarà il primo a sostenere il raggiungimento di un’intesa».

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pubblicata il 07 maggio 2016

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