Zanetti: «La continuità dell'impresa ora è garantita» I soci: «Percorso pilotato» - Corriere del Veneto

03 maggio 2016

Pagina 17, Economia

VICENZA Una doccia fredda ma non del tutto inaspettata. Che le cose non potessero andare altrimenti, sulla mancata ammissione alla Borsa della Banca Popolare di Vicenza, è la sensazione più diffusa fra gli osservatori esterni. E, alla fine, non manca certo chi sostiene che sia stato meglio così perché, almeno, il Fondo Atlante è ormai un padrone ma con uno scheletro solido. «Il Fondo svolgerà il proprio compito – sostiene infatti Enrico Zanetti, viceministro all’Economia e alle Finanze – e darà continuità all’impresa bancaria, pur in una situazione resa oggettivamente difficile e non certo aiutata dalle mancate scelte in merito all’azione di responsabilità nei confronti della gestione Zonin». Possibili somiglianze con lo scenario che attende Veneto Banca? «Molto poche, i due casi non sono associabili. Anche a Montebelluna ci sono difficoltà ma a Vicenza parliamo di un intervento totalitario del Fondo, cosa che non avverrà per Veneto Banca».

Jacopo Berti, capogruppo dei 5Stelle in consiglio regionale, ricorda come la sua parte politica si sia sempre schierata contro la quotazione, «perché mancavano i presupposti. La questione delle ex popolari venete è al centro dell’attenzione politica, qui come a Roma. Tutto quello che poteva accadere di negativo, per la Popolare di Vicenza, è accaduto, ma siccome al peggio non c’è mai limite adesso il rischio che si prospetta è quello del “bail-in”, ossia di un processo che ancora una volta ricadrà sui risparmiatori». Anche per Berti la questione dell’azione di responsabilità evitata a Zonin ha avuto il suo peso: «Quale investitore sano di mente metterebbe un solo euro, dando fiducia a un Cda che ad agosto dà 48 milioni di prestiti diretti a Zonin e alle sue aziende, che poi mente su tutta la linea sul valore dell’azione, salva i responsabili del dissesto e poi gli attribuisce 8 milioni come bonus d’uscita?».

Secondo Simonetta Rubinato, deputata Pd, «la costituzione di Atlante è stata comunque provvidenziale, creando una rete di sicurezza che ha permesso l’aumento di capitale. Ora che Atlante si è messo sulle spalle la Popolare di Vicenza c’è il tempo a disposizione per fare un piano industriale adeguato a mettere la banca in condizioni di tornare in Borsa fra 18-24 mesi. Detto questo – prosegue la parlamentare - bisogna chiedersi perché, nonostante Atlante, il mercato abbia mostrato assoluta mancanza di fiducia nell’azienda. Credo che la domanda se la debba porre la dirigenza che ha portato la banca a questo punto, anche negando l’azione di responsabilità».

Nessuno stupore, infine, per le associazioni degli azionisti. «E’ un film che avevamo ipotizzato già in ottobre – dice Andrea Arman, uno dei coordinatori – e si è trattato di un percorso voluto e pilotato dall’attuale management, lo si è capito dalle scelte e dalla mancanza di confronto con i soci».

Gianni Favero

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pubblicata il 03 maggio 2016

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