Fornitori vittime delle insolvenze, c'è il fondo spinto dal Veneto - Corriere del Veneto

15 settembre 2016

Pagina 11, Economia

VENEZIA La vittoria c’è. Serenella Antoniazzi, imprenditrice di Concordia Sagittaria che ha raccontato in un libro la sua esperienza di titolare d’azienda sulla soglia del crac e del suicidio a causa di un committente che non ha pagato le forniture per estorsione, truffa e insolvenza fraudolenta, facendo leva sui trucchi consentiti dalla nuova legge fallimentare, avrà un finanziamento agevolato dallo Stato pari al credito. Ieri il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha annunciato di aver firmato il decreto attuativo di un fondo per la concessione di finanziamenti alle Piccole e medie imprese «vittime di mancati pagamenti da parte di debitori imputati per estorsione e truffa, insolvenza fraudolenta e falsa comunicazione sociale». Un fondo voluto sull’onda di quella vicenda, e del Veneto che ha conosciuto il dramma degli imprenditori suicidi per crisi.

E il creditore di Antoniazzi, titolare di un’azienda con 8 dipendenti della levigatura del mobile, imputato lo è, perché dal fornitore al quale non ha pagato le fatture è stato denunciato ed ora attende il giudizio del Tribunale di Pordenone. Si tratta di trecentomila euro non arrivati su un fatturato di 450 mila. Il signore, un mobiliere, ha chiuso e riaperto nello stesso luogo sotto mentite spoglie in affitto di ramo d’azienda. Mentre Antoniazzi, per pagare gli stipendi, ha pescato dai risparmi messi insieme dal 1972, anno di apertura dell’azienda, ipotecato quel che poteva e si è indebitata verso Equitalia. I soldi che riceverà in prestito dallo Stato, in sostanza, allo Stato ritorneranno; ma comunque è un debito importante in meno anche perché, spiega l’imprenditrice, «il trattamento del fisco verso di me è lo stesso che si riserva a chi nasconde 10 milioni in un paradiso fiscale».

La legge, tecnicamente, ha una dotazione di 10 milioni l’anno per tre anni e i finanziamenti accordati, fino a 500 mila euro per soggetto, possono essere rimborsati in dieci anni a partire dal terzo anno dall’erogazione. «Vorrei fosse chiaro che il senso per cui è nato questo fondo – sottolinea ancora Antoniazzi, che con il suo libro «Non voglio fallire» ha ispirato il lavoro parlamentare che ha originato la norma – non è di stimolare la denuncia per vendetta, ma per difesa. Perché altri imprenditori nelle mie condizioni abbiano il coraggio di andare nelle Procure e cominciare a far paura ai disonesti e ai loro consulenti. Siamo così abituati a subire che neppure ci accorgiamo degli strumenti che abbiamo per poterci proteggere».

«Per questo la condizione posta è di riservare lo strumento a chi si costituisca parte civile in un procedimento penale in cui chi non paga sia l’imputato – sottolinea Simonetta Rubinato, deputato Pd firmataria con i colleghi Sara Moretto ed Emanuele Prataviera dell’emendamento alla legge di stabilità 2016 che ha condotto alla misura – Adesso ciò che importa è che i passaggi tecnici per rendere effettivo il provvedimento siano conclusi rapidamente. Formalmente manca solo la firma del ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan. Fondamentale che ii soldi siano spesi entro dicembre prima che finiscano fra i risparmi dello Stato».

«Sarà, ma sono ancora incredula – interviene ancora Antoniazzi – e finché non vedo con i miei occhi il testo del decreto fatico a crederci. Sono 4 anni che la mia famiglia è in sofferenza. Mi sembra un sogno poter pensare che, saldato il debito verso lo Stato, potrò ritornare a investire, ad acquistare nuove macchine e ad assumere altre persone. Spero che il messaggio a tutti i miei colleghi sia chiaro: per spezzare certe catene dobbiamo avere il coraggio di denunciare».

Gianni Favero

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pubblicata il 15 settembre 2016

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