Autonomia, metà veneti non sanno del referendum (ma voterebbero sì) - Corriere del Veneto

10 luglio 2016

Pagina 6, Regione

TREVISO Il 77,3% dei cittadini veneti sa distinguere il concetto di autonomia da quello di indipendenza, potendo scegliere preferirebbe la prima alla seconda con un rapporto di 63,9% a 25,1%, ma c’è pure un 11% che sostiene di star bene come sta adesso. Dell’esistenza di un progetto di referendum in Veneto, nei prossimi mesi, per ottenere maggiori gradi di autonomia, è informato però solo il 52,9%, si recherebbero alle urne 8 aventi diritto su 10 e l’elettorato si dividerebbe fra un 65,8% di favorevoli, e un non trascurabile 13,5% di contrari. I dati, rilevati dall’istituto Quaeris attraverso 300 interviste, sono stati diffusi ieri, a Silea, nel corso di un convegno sul tema promosso dalla deputata Pd Simonetta Rubinato e con i contributi dei costituzionalisti Mario Bertolissi e Luca Antonini (consulenti della Regione nella trattativa con il governo) e dell’economista Carlo Buratti.

Una specie di brainstorming aperto, dunque, dal quale Il messaggio centrale che filtra è forse quello della necessità di accompagnare un eventuale positivo risultato referendario con adeguate capacità politiche di negoziare il dato sui tavoli governativi centrali. «Ai vertici Stato-Regione — sibila Bertolissi — bisogna andare con idee chiare e proposte solide, occorre saper essere interlocutori che si fanno rispettare perché, forti anche del consenso popolare, si hanno le credenziali a posto. Se si è invece dei “quaquaraquà” che parlano in politichese va a finire che si fa solo una gita a Roma e poi si torna a casa». Ma, in sostanza, di cosa dovremmo andare a discutere? Lo schema di Antonini sta tutto nel far accettare una scommessa sui territori ad alta resa: «Se si lasciasse maggiore autonomia a certe regioni le stesse diventerebbero fattore di sviluppo per tutto il Paese. Stiamo perciò parlando di regionalismo a geometria variabile».

L’autonomia differenziata, ricorda Rubinato, «è esattamente un tema di centrosinistra che questa Regione, nonostante gli strumenti costituzionali disponibili dal 2001, non ha mai utilizzato. Spero che il referendum possa cambiare finalmente la retorica del federalismo e del Veneto primo della classe, con il suo tanto parlare e poco concretizzare».

Gianni Favero

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pubblicata il 10 luglio 2016

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