Basta con il blocco assunzioni per i Comuni virtuosi

18 maggio 2016

Il 13 maggio scorso alla Camera ho depositato un’interrogazione al Ministro dell'interno Alfano, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Madia e al Ministro dell'economia e delle finanze Padoan (http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/08682&ramo=CAMERA&leg=17) affinché assumano le iniziative anche legislative necessarie per consentire ai comuni virtuosi di assumere i lavoratori necessari a garantire i servizi essenziali per i quali i cittadini pagano le tasse.

I numeri evidenziati dall'Associazione dei Comuni della Marca, in occasione dell'incontro con il sottosegretario Angelo Rughetti, sono infatti un chiaro indicatore della situazione di difficoltà: nel trevigiano ci sono mediamente 3,85 dipendenti comunali ogni mille abitanti, a fronte di una media regionale di 5,65 e a quella italiana addirittura di 6,89 dipendenti. Il «record» appartiene a Caerano San Marco, dove il municipio conta appena 19 lavoratori a tempo indeterminato, cioè 2,37 ogni mille abitanti, nella pianta organica mancano quindi all'appello ben 34 dipendenti se si considera quanto previsto sulla carta da un decreto ministeriale. Le stesse considerazioni valgono per Mareno di Piave, ma sono molti i municipi trevigiani sotto la soglia dei tre dipendenti comunali per mille abitanti: Loria, Casale sul Sile, Arcade, San Polo di Piave, Motta di Livenza, Ponte di Piave, Trevignano, Salgareda, Resana e Santa Lucia di Piave.

Con la quasi totalità dei municipi che conta organici di poco più di tre dipendenti ogni mille abitanti, sono inevitabili pesanti e inique ripercussioni sulla possibilità di continuare a garantire servizi efficienti ma anche sulla possibilità per i giovani di trovare lavoro nella pubblica amministrazione. Il ricambio è ridotto al minimo: un'assunzione ogni quattro pensionamenti. La conseguenza è che il personale diventa sempre più anziano e, di riflesso, diminuiscono anche i tirocinanti dato che la normativa prevede una percentuale non superiore al 10% dei dipendenti.

A fronte di tale situazione ho chiesto in particolare al Governo di intervenire per via normativa al fine di rimediare all’interpretazione data dalla recente delibera n. 14/2016 della Corte dei Conti Sezione autonomie all'articolo 1, comma 557, della legge n. 296 del 2006 (come modificato da ultimo dall’art. 14 dl n. 78/2010), che ha ritenuto come “cogente” una norma che il legislatore aveva approvato come un’indicazione “di principio”, volta alla “riduzione dell’incidenza percentuale delle spese di personale rispetto al complesso delle spese correnti. La Corte dei Conti ha in pratica così stabilito (con una delibera che “fa totalmente a meno dell’interpretazione costituzionalmente orientata”, secondo quanto dichiarato da Luigi Olivieri in un commento tecnico) il divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo per gli enti locali che negli anni hanno ridotto la spesa corrente in percentuale superiore rispetto alla riduzione delle spese del personale. Ma così facendo proprio i Comuni più virtuosi, che hanno sempre risparmiato ed hanno quindi una spesa corrente molto bassa, sono i più penalizzati e non possono procedere con nuove assunzioni, propri le più necessarie per garantire i servizi. Aspetto peraltro ammesso dagli stessi magistrati che rimandano al legislatore il compito di trovare una soluzione (sic!).

La norma originaria del 2006 si poneva come obiettivo generale il contenimento della spesa relativa ad un vasto settore del personale, e precisamente, a quello costituito da quanti collaborano con le pubbliche amministrazioni. Ricordo che proprio per evitare che a pagarne le conseguenze fossero gli enti locali più virtuosi, nella legge Finanziaria 2008 del Governo Prodi ero riuscita a far approvare un mio emendamentoche stabiliva in aggiunta all’articolo 1, comma 557, della legge n. 296/2006 cheeventuali deroghe ai sensi dell’articolo 19, comma 8, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, fermi restando i vincoli fissati dal patto di stabilità per l’esercizio in corso, devono comunque assicurare il rispetto delle seguenti ulteriori condizioni:

a) che l’ente abbia rispettato il patto di stabilità nell’ultimo triennio;

b) che il volume complessivo della spesa per il personale in servizio non sia superiore al parametro obiettivo valido ai fini dell’accertamento della condizione di ente strutturalmente deficitario;

c) che il rapporto medio tra dipendenti in servizio e popolazione residente non superi quello determinato per gli enti in condizione di dissesto”.

Peccato sia stata successivamente eliminata tale norma dal Governo Berlusconi appunto con il decreto legge n. 78/2010.


pubblicata il 18 maggio 2016

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