Pd , Guerini garante fino al congresso - Il Gazzettino

07 ottobre 2016

Pagina 14, Nordest

Il referendum si avvicina e il Pd veneto esce dal coma in cui era finito (almeno) dalla primavera-estate dopo lo stop al congresso già convocato per il 3 luglio con tutte le procedure in corso e le precedenti dimissioni del segretario De Menech il 9 aprile. Matteo Renzi ha rotto gli indugi e alla fine ha assecondato l’ipotesi di gestione del partito concordata mesi fa con i segretari provinciali - ma poi stranamente non attuata - indicando il vice segretario nazionale Lorenzo Guerini come «garante per l’attività politica e istituzionale del Pd veneto, per l’organizzazione della campagna referendaria, il tesseramento 2016 e l’organizzazione del prossimo congresso regionale». Appuntamento per il quale lo stesso garante politico fa due ipotesi: il 18-19 o il 25-26 febbraio 2017. Sulla data può pesare, tuttavia, l’esito del referendum del 4 dicembre perchè, a seconda di come finirà, Renzi potrebbe anticipare a giugno il congresso nazionale previsto a scadenza naturale in autunno, con accorpamento dei rinnovi regionali. Lorenzo Guerini sarà un garante, non un vero e proprio commissario (come aveva chiesto invece la corrente dei Giovani Turchi): per quel ruolo in questi mesi altri nomi sono stati sottoposti al vaglio di Renzi - tra questi Gianclaudio Bressa, Giorgo Tonini, Francesca Puglisi, Emanuele Fiano - ma per una ragione o per l’altra nessuno è andato a buon fine né le correnti né i territori veneti sono riusciti a tirar fuori quella figura forte capace di imporsi. Così si è tornati al punto di partenza, al numero due nazionale, che ha funzione di garanzia per tutte le componenti evitando quel commissariamento che in molti vedevano come una penalizzazione. È stato lo stesso Guerini a comunicare le decisione di Renzi ai vertici del Pd veneto con una lettera in cui tra l’altro fa sapere che «potrà avvalersi di uno staff esecutivo»: qui è probabile l’affiancamento con i segretari provinciali e con altre figure di raccordo. Nella stessa lettera la sorpresa è rappresentata dalla resurrezione dell’Assemblea regionale sciolta il 9 aprile insieme alle dimissioni del segretario e della segreteria regionali. È lo stesso Roger De Menech a dare una lettura politica di questo passaggio: «L’assemblea è stata sciolta? Non è il caso di accanirsi sugli aspetti formali, l’assemblea è un importante strumento di partecipazione rispetto ai due obiettivi che abbiamo davanti: il referendum e il congresso. Guerini viene in Veneto per fare politica, non è più tempo di polemiche e divisioni. C’è una sola cosa da fare: lavorare pancia a terra per vincere anche in Veneto, a casa di Zaia, il referendum sulle riforme costituzionali». I bersaniani, con Davide Zoggia distinguono: «Niente da dire sulla persona. Ma si tratta di una decisione inspiegabilmente tardiva, quando i buoi sono scappati più o meno tutti. E viene il sospetto che sia stata presa guardando più al referendum che al partito». Via libera dalla capogruppo in Regione, Alessandra Moretti («massima disponibilità a collaborare») e dalla deputata Simonetta Rubinato («la soluzione più opportuna e equilibrata»). L’ultima novità per i dem veneti riguarda il deputato veronese Gianni Dal Moro: Guerini l’ha nominato ieri garante per la Sardegna, con un incarico analogo al suo, fino al congresso. 

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pubblicata il 07 ottobre 2016

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