Autonomia, Pd diviso sulle mosse Santini: trattiamo Rubinato: prima il voto o perdiamo - Corriere del Veneto

17 settembre 2016

Pagina 2, Primopiano

VENEZIA Il tema dell’autonomia torna a dividere il Partito Democratico. Nel dibattito innescato dal botta e risposta fra Venezia e Roma, sulla priorità da concedere al referendum piuttosto che alla trattativa fra Regione e governo, si inserisce ora una nuova spaccatura all’interno del Pd. L’assunto di partenza è la disponibilità ribadita da Gianclaudio Bressa, sottosegretario agli Affari Regionali, al confronto con il governatore Luca Zaia. Ma dentro questa cornice va inquadrata anche la mancata risposta romana alla richiesta veneta (e lombarda) di election day con la consultazione sulla riforma costituzionale, nonché l’indicazione della Consulta di procedere prima con il voto e poi con il negoziato.

Il senatore Giorgio Santini, però, non è d’accordo: «Rinviare l’avvio del negoziato Stato-Regione Veneto per chiedere ai veneti se vogliono maggiore autonomia, tramite un’apposita consultazione referendaria, depotenzierebbe il potere contrattuale della Regione. Che senso ha attendere un referendum dall’esito più che scontato?». Santini invita quindi Zaia «a cogliere immediatamente questa opportunità di trattativa senza indugiare».

La pensa invece all’opposto la deputata Simonetta Rubinato: «Non solo la Corte, ma anche autorevoli commentatori hanno rimarcato che il referendum istituito dalla legge regionale è il momento iniziale del processo decisionale, per cui in caso di vittoria del “sì” l’espressione della volontà popolare diventerebbe per la prima volta l’inizio di un procedimento legislativo. Per questo continuo a dire a tutte le forze politiche, compresa la mia, che è un’occasione da non perdere. Non si può banalizzare una questione tanto cruciale per i veneti dicendo che “tanto si sa già” cosa vogliono gli elettori.Se come Pd ancora una volta non sappiamo interpretare questa richiesta, non solo rinunceremo a rifondarci, ma finiremo nuovamente all’angolo in questa regione».

Adesso la palla è passata a Zaia: l’indizione della consultazione popolare spetta a lui. Ormai è pressoché certo che le urne si apriranno nel 2017: Ad imporlo, fa notare Rubinato, è la modifica alla stessa norma regionale approvata nel febbraio scorso. «Così riscritta — sottolinea la parlamentare — la legge prevede che il referendum venga abbinato ad un altro voto per risparmiare sui costi. Siccome è stato chiarito che l’accorpamento con la riforma Boschi-Renzi non è possibile, in quanto l’elettore ha il diritto di sapere come cambia la Costituzione prima di decidere se vuole più autonomia, non resta che attendere una tornata elettorale e agganciarvisi».

A.Pe.
 

pubblicata il 17 settembre 2016

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