Autonomia: Sì, No, Nì Le tre anime del Pd alla sfida referendaria - La tribuna di Treviso

27 aprile 2017

Pagina 11, Regione

di Filippo Tosatto wVENEZIA “Sì” all’autonomia regionale senza se e senza ma. “No” drastico in nome della supremazia statale. “Nì” scettico in attesa di valutarne i contenuti effettivi. Il referendum del 22 ottobre divide il Pd veneto e, alla vigilia delle primarie, acuisce le diversità politiche e strategiche di un partito che oscilla spesso tra la “vocazione minoritaria” imputata alla sinistra interna e la “rincorsa all’illusione zaiana” contestata al gruppo renziano. Nel concreto, ad un estremo del ventaglio troviamo le parlamentari Simonetta Rubinato e Gessica Rostellato, artefici dei comitati del Sì: «La consultazione referendaria non sarà solo un’opportunità storica di democrazia diretta, capace di darà voce alle istanze della società veneta, ma anche l’occasione di riattivare la sintonia tra il Pd e le aspirazioni del nostro territorio, smarrita dopo la sconfitta alle regionali. Un partito perde la sua funzione se non è rappresentativo del sentimento profondo di un popolo e l’autonomia federalista è un valore primario che non dobbiamo regalare a Zaia ma coltivare e perseguire con convinzione». Sul fronte opposto, i “giovani turchi”, che si battono per il No: «Dopo il fiasco della Pedemontana è evidente che le competenze più delicate devono restare in ambito statale, delegarle alle Regioni equivale a rischiare nuovi disastri», è la convinzione di Alessandro Naccarato e Graziano Azzalin; il deputato e il consigliere regionale, sostenuti dalla senatrice Laura Puppato, daranno battaglia perché l’opposizione al quesito diventi la linea dell’intero partito: «La Lega cavalca la delegittimazione del Governo e dello Stato, se ci riteniamo alternativi al populismo dobbiamo respingere con forza i suoi argomenti, non edulcorarli o addirittura inseguirli. La tattica del cedimento, troppo spesso perseguita in questi anni, ci ha condotto alla marginalità». Posizione antitetiche, già. Ma che ne pensa il “centro” del partito, a cominciare dal segretario regionale in pectore Alessandro Bisato, il sindaco di Noventa Padovana grande favorito alle primarie di domenica? «La linea definitiva, quella che impegnerà l’intero partito, emergerà dal confronto che avvieremo sul territorio e che coinvolgerà in primo luogo i nostri amministratori. Personalmente, propendo un per un Sì “vigile” al quesito: la riforma costituzionale che concede maggiori competenze alle autonomie locali è opera del centrosinistra e il federalismo responsabile fa parte ormai del nostro dna. Detto ciò, non firmeremo cambiali in bianco al governatore o ad altri: sfidiamo il leghismo imperante sui contenuti, vogliamo le carte in tavola. Un esempio? Zaia parla incessantemente di costi standard ma poi si scopre che la sanità veneta è finanziata al 75% secondo i criteri, ben poco rigorosi, della spesa storica. Dov’è, allora, la coerenza tra annunci e comportamenti?». Critica la riflessione di Alessandra Moretti, “ufficiale di collegamento” tra il gruppo consiliare e i vertici romani: «Un quesito così generico, senza riferimenti alle materie, equivale ad una truffa. Il voto costerà 14 milioni ai contribuenti, Zaia ha rifiutato di trattare con il Governo, cercando il plebiscito personale per rafforzare il suo ruolo in seno al centrodestra. Ora ha il dovere di venire in Consiglio e spiegare con chiarezza quali sono i poteri e le competenze reali che chiede allo Stato. Non cadremo nella trappola leghista del rifiuto ideologico ma il nostro eventuale Sì sarà condizionato a trasparenza e chiarezza».

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pubblicata il 27 aprile 2017

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