Tutte le Istituzioni unite per salvare le popolari venete

10 giugno 2017

In una lunga intervista al Sole 24 Ore del 3 giugno scorso (clicca qui per leggerla) Matteo Renzi ha preso posizione sul salvataggio delle due popolari venete: "Mi interessa il Nord Est, le sue famiglie, le sue imprese. Un tessuto sociale e imprenditoriale generoso che con passione e volontà ha sempre spinto in avanti l’Italia. Il Paese deve molto al Nord Est. Voglio essere esplicito: qualsiasi forma di eventuale risoluzione di queste banche andrà respinta con tutte le forze. L’Italia intesa come sistema politico e economico deve dire di no a questa ipotesi, figlia di una visione algida e burocratica della realtà. O – peggio ancora – figlio di un disegno finalizzato a prendere asset di un territorio che è tra i più ricchi e operosi del continente. Nell’uno e nell’altro caso vorrei che tutte le istituzioni, a cominciare da quelle del territorio, si unissero per salvare le due banche senza riguardo al colore politico ma giocando tutti con la maglia tricolore". Parole di responsabilità che confermano la volontà di escludere il bail-in già dichiarata dal Governo Gentiloni attraverso il Ministro Pier Carlo Padoan. Parole a cui devono seguire ora atti concreti e in tempi rapidi, visto che siamo già in zona Cesarini. 

Il bail-in o peggio la liquidazione coatta amministrativa sono ancora dietro l’angolo e per il Nordest e l'Italia un'implosione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza avrebbe conseguenze molto gravi per l'economia e il sistema creditizio, ulteriori addirittura a quella 'catastrofe finanziaria per il territorio', paragonabile ai costi economici dei terremoti più gravi, affermata dalla Commissione d'indagine regionale di un anno fa. La Cgia di Mestre lo ha spiegato presentando venerdì 9 giugno scorso i dati relativi all'unione dei due istituti, che in termini di raccolta si posizionano al nono posto nel panorama nazionale, con 38,8 miliardi di euro (dati 2016) e addirittura al settimo per numero di sportelli (n. 982): un eventuale fallimento di Vicenza e Montebelluna rappresenterebbe quindi un vero dramma per il tessuto economico del Veneto e, in relazione al peso di questo su Pil (9% del sistema Italia) ed export (14%), per l'intero Paese (cliccando qui trovi le slides).

Per questo serve una strategia chiara con l'Europa e la leale collaborazione tra tutte le Istituzioni. La Regione può e deve collaborare con il Governo a sostegno delle imprese del territorio esposte verso le banche, evitando la svendita di Npl a 'fondi avvoltoio'. Lo avevo suggerito già un anno fa con un mio ordine del giorno al Governo e lo avevano suggerito alla Regione gli stessi tecnici che hanno supportato l'indagine regionale sulla crisi delle due popolari: per salvaguardare la continuità del sistema produttivo veneto Regione e Governo possono intervenire attraverso meccanismi di garanzia e co-garanzia a supporto di quelle imprese del territorio finanziate dai due istituti che, in difficoltà per la richiesta di rientro del credito venute meno le garanzie, meritano una seconda chance. Se così si fosse fatto ancor un anno fa oggi si sarebbe già ridotto proprio il quantitativo di Npl, la cui svalutazione oggi costituisce per le norme europee il principale ostacolo alla ricapitalizzazione precauzionale con fondi pubblici. Come ho ribadito ai microfoni di AntennaTre nel servizio Tg andato in onda il 6 giugno scorso: https://www.youtube.com/watch?v=JjLhtKvo9Fg&feature=youtu.be

Altrettanto necessaria è la collaborazione degli altri Istituti di credito per reperire l’investimento dei privati richiesto dall’UE. È degli ultimi giorni la notizia che, dopo la resistenza opposta in queste settimane al pressing da parte del Governo, anche Intesa e UniCredit ora sono disponibili ad intervenire: sembra si sia compreso che la debolezza delle due banche venete rappresenta un rischio per tutto il sistema bancario. Gli analisti fanno notare come, se il contributo fosse spalmato, sarebbe «un danno collaterale minore» per le banche «in cambio di un rischio attenuato per tutto il sistema Paese». Ma gli 1,25 miliardi di risorse private chieste dall'Europa per dare disco verde alla ricapitalizzazione precauzionale di Stato rischiano di lievitare più il tempo scorre. Perché l'incertezza non può che far deteriorare la situazione. Il costo sta salendo così tanto anche per la lentezza nel risolvere le problematiche. La speranza è che, nonostante i tempi ormai strettissimi, ci sia un'accelerazione nei prossimi giorni che porti a delle garanzie anche formali sul fatto che la risoluzione delle due ex popolari, a cui ricordo già lo scorso anno il fondo Atlante ha lanciato un primo salvagente da 3,5 miliardi di euro, sia evitato. Se da un lato il Governo sta facendo pressing sugli istituti bancari perché intervengano, dall'altro sta anche trattando ancora con la Dg Comp della Commissione Ue per limitare il più possibile l'intervento privato. Se l'intera partita vale 6,4 miliardi, i capitali di matrice privata dagli 1,2 miliardi potrebbero essere sensibilmente ridotti, si era parlato nelle scorse settimane di una cifra tra i 700 e gli 800 milioni. Molto meno rispetto al costo di un bail-in delle due popolari, che si stima impatterebbe sull'intero sistema bancario per 11 miliardi di euro. Tanto si dovrebbe infatti versare nel Fondo Interbancario (che deve essere coperto da tutti gli istituti) a tutela dei depositi sotto i 100 mila. Così, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, è arrivato da ultimo anche il sì di Mediolanum. E altri nei giorni prossimi potrebbero seguire.

 


pubblicata il 10 giugno 2017

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