Il mio appello a Governo e Regione a collaborare per salvataggio Popolari

29 maggio 2017

La situazione di grave incertezza in cui versano le due popolari venete, con il rischio concreto di un bail-in se non si troverà una soluzione alla richiesta europea di un ulteriore finanziamento con capitali privati per un miliardo, richiede un di più di leale collaborazione tra il governo regionale e quello nazionale. Non certo il botta e risposta tra i politici cui hanno assistito cittadini e risparmiatori veneti leggendo con sconcerto nei giorni scorsi la stampa (https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-vicenza-e-bassano/20170521/281569470666149, http://www.pierpaolobaretta.it/sito/baretta-ce-un-veneto-che-rischia-di-far-fallire-le-banche-venete-corriere-del-veneto/), “Ognuno dà la colpa agli altri. Il fine è chiaro: se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole”, è il commento amaro di un articolo pubblicato sul giornale online Vox di Giuliano Zoso (http://www.vvox.it/2017/05/28/bpvi-e-veneto-banca-la-colpa-civile-il-conformismo-del-territorio/).

Chiedo al presidente Luca Zaia, che non può ignorare la delicatezza del confronto in atto in sede comunitaria, e che giustamente sottolinea 'la tragedia' che rappresenterebbe la svendita degli Npl (i crediti in sofferenza delle due banche se ceduti per un valore irrisorio, con cittadini e imprese debitrici che rischiano esecuzioni immobiliari): quali delle azioni suggerite dai tecnici che hanno supportato la Commissione d'inchiesta regionale di un anno fa sulla crisi del sistema bancario veneto sono state messe in atto dalla Regione? Ad es. i tecnici avevano suggerito di cercare, attraverso Veneto Sviluppo e non solo, meccanismi per intervenire proprio a supporto di quelle imprese del territorio finanziate dai due istituti che, in difficolta per la richiesta di rientro del credito venute meno le garanzie, meritano tuttavia una seconda chance. Meccanismi che avrebbero consentito nell'anno trascorso di ridurre proprio il quantitativo di Npl, la cui svalutazione oggi costituisce per le norme europee il principale ostacolo alla ricapitalizzazione precauzionale con fondi pubblici. 
Ha ragione l’on. Pierpaolo Baretta a ricordare a Zaia la compromissione delle Giunte regionali da lui sostenute con il sistema di affari che ha prodotto la drammatica crisi degli istituti. Ma quando il sottosegretario si domanda "Perché dovrebbero continuare a mettere soldi tutti meno che i veneti?" nel salvataggio, dimentica che la relazione dei tecnici, affiancati alla Commissione d'inchiesta regionale, ha quantificato le perdite per risparmiatori e imprese tra i 10 e 20 miliardi di euro, definendola una 'catastrofe finanziaria per il territorio', paragonabile ai costi economici dei terremoti più gravi. Va dato atto al Governo di aver messo a disposizione per la ricapitalizzazione precauzionale, con il decreto del dicembre scorso, sino a 20 miliardi di euro di cui 4,7 per le popolari venete, cui si aggiunge il beneficio fiscale previsto dalla modifica dei parametri dell'Ace contenuta nella manovra in discussione alla Camera, quantificato in 1.150 milioni di euro per MPS e 712 milioni di euro per VB e BpVi. E lo sblocco proprio in questi giorni della garanzia statale chiesta a fine marzo per emettere altri 3,6 miliardi di bond per salvare la liquidità delle due banche. Ma si tratta di risorse che non piovono dal cielo: sono denaro dei contribuenti, una buona parte dei quali veneti. 

I quotidiani Finegil hanno riportato il 27 maggio scorso queste mie considerazioni: http://www.simonettarubinato.it/index.php?area=6&menu=114&page=327&lingua=4&idnotizia=4846.

Confido quindi che, al di là delle schermaglie sulla stampa, vi sia una leale collaborazione, nell'interesse comune del Veneto e dell'Italia, tra il presidente Zaia, il sottosegretario Baretta e il ministro Pier Carlo Padoan. Il bail-in - che porterebbe al coinvolgimento nelle perdite di obbligazioni subordinate per 1,2 miliardi, ma anche obbligazioni senior per 13 miliardi, oltre ai depositi sopra i 100mila euro - sarebbe una sconfitta inappellabile per chiunque abbia responsabilità istituzionali al massimo livello. L’ha affermato con forza questa settimana l’imprenditore Alberto Baban, presidente di Piccola Industria di Confindustria: “Non si può far fallire le banche venete. Le conseguenze sarebbero incalcolabili, e non parlo solo degli 11mila dipendenti che rischierebbero il posto. Sarebbe una ferita gravissima per tutto il nostro territorio. Questa crisi scavalca i limiti della sostenibilità, qui è in gioco un’intera economia e anche un sistema sociale” e “la gente lo vivrà come un tradimento” (clicca qui per leggere l’intervento). Senza contare le ricadute sul sistema Paese di un eventuale colpo inferto dal bail-in all’economia veneta, che rappresenta il 12% del PIL nazionale.

Bene dunque che il ministro Padoan giovedì 25 maggio scorso abbia escluso per Veneto Banca e Popolare di Vicenza ogni ipotesi di bail-in, smentendo così le voci che avevano iniziato a circolare all’esito dell’incontro del giorno prima a Bruxelles degli ad dei due istituti bancari con la Commissione europea. In un comunicato del MEF ha ribadito che “il dialogo con le autorità europee prosegue, con il comune obiettivo di concordare la soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi interamente i risparmiatori, nel pieno rispetto delle regole europee” (link al comunicato stampa del Mef - n. 84 del 25 maggio: http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2017/comunicato_0084.html).
Ne prendiamo atto con sollievo, ma il momento è davvero delicato e soprattutto è necessario definire una soluzione nei tempi più rapidi possibili perché il clima di incertezza che da troppo tempo aleggia sulle due popolari venete sta minando quel bene immateriale che costituisce un capitale vitale per le attività creditizie e un sistema economico: la fiducia dei risparmiatori e degli investitori. Fiducia che sarebbe favorita anche dalla accellerazione del varo della Commissione d'inchiesta sulla crisi del sistema bancario, che invece è slittato ancora nel calendario dei lavori della Camera. Lo dico con grande rammarico, considerandola un'occasione perduta per fare trasparenza, tanto più se ci saranno le elezioni anticipate, essendo tra l'altro la proponente di un ordine del giorno del giugno dell'anno scorso, che impegnava Governo e Parlamento proprio su questo tema e sulla tutela concreta dei risparmiatori e delle imprese vittime della crisi di Veneto banca e della Popolare di Vicenza.  


pubblicata il 29 maggio 2017

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