Catalogna e Veneto, quante analogie

28 settembre 2015

“Sono due i dati positivi del voto di ieri in Catalogna: il forte aumento dell’affluenza alle urne dimostra che quando sono in gioco tempi importanti e gli elettori capiscono che il proprio voto ha un peso lo esercitano in massa. Il secondo dato riguarda il fatto che se il 48-49% dei votanti manifesta un forte senso di identità e una forte insofferenza rispetto allo stato centrale, quest’ultimo è costretto ad aprire un dialogo su uno Statuto speciale, dentro il quale ci sia anche un nuovo patto fiscale. E non è questo il caso anche del Veneto?”. Lo afferma Simonetta Rubinato, parlamentare del Pd, da tempo impegnata, anche all’interno del suo partito, nel dare voce all’istanza autonomista.

Secondo la deputata l'insofferenza verso gli Stati nazionali di alcune Regioni che hanno una forte identità storica-linguistica e rilevante capacità economica “è diffusa in vari territori dell'UE ed è destinata a essere un tema che in prospettiva creerà le condizioni di una riforma della stessa Europa, in chiave più democratica. È in atto un indebolimento del modello di Stato nazionale ottocentesco, ormai inadeguato a gestire i problemi sovranazionali, e insieme il rafforzamento della richiesta dal basso di forme nuove di governance regionali che meglio possono rispondere al bisogno di identità e sviluppo locale delle comunità territoriali, portando il potere più vicino ai cittadini. E’ un processo di transizione in corso, accelerato in quei territori che più vivono la competizione globale e si trovano a subire il peso fiscale e burocratico di Stati centrali che operano rilevanti trasferimenti perequativi di risorse tra i diversi territori, al contrario contrastato nelle regioni che vivono di più di spesa pubblica”.

“Paesi come la Spagna e l’Italia – spiega - hanno in comune le grandi diversità esistenti tra Regioni, le disparità tra regioni ordinarie e speciali, rilevanti trasferimenti di ricchezza da alcune regioni più produttive ad altre. Sia la Catalogna che il Veneto soffrono il fatto di essere Regioni che sopportano un forte peso fiscale, ma di essere storicamente penalizzate nella redistribuzione dei trasferimenti statali (il Veneto da 20 anni è fanalino di coda nella classifica della spesa pubblica complessiva regionalizzata pro capite). Esiste quindi un problema di equità tra le imposte che si versano all'erario e le risorse che restano o ritornano sul territorio per rispondere ai bisogni dei cittadini. Acuito oggi dalla crisi economica e dai tagli lineari della spesa pubblica, per cui lo Stato viene percepito da molti in Veneto come esoso, inefficiente e burocratico”.

“La politica, diversamente da quanto pensano alcuni autorevoli esponenti del Pd veneto convinti che se parliamo di autonomia lo facciamo solo per inseguire la Lega, dovrebbe affrontare questo tema e trovare una soluzione, che definirei come Diamanti quella della non-dipendenza, ovvero la possibilità per Regioni come il Veneto di autogovernarsi ed avere la giusta autonomia fiscale per esprimere tutte le proprie potenzialità culturali, sociali, economiche, in un contesto che ci vede competere con le regioni più forti degli altri Paesi europei. Nell'interesse anche dell'Italia” conclude l’on. Rubinato.

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pubblicata il 28 settembre 2015

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