PEDEMONTANA: AI VENETI, REALI FINANZIATORI DELL'OPERA, È DOVUTA MASSIMA TRASPARENZA

01 aprile 2017

Già al Tg di Rete Veneta dell’11 marzo scorso, dopo l’annuncio di Zaia della necessità di introdurre l'addizionale Irpef per consentire il completamento dell’opera, rilevavo l'insostenibilità del piano economico-finanziario sottostante la concessione in projet financing, assegnata nel marzo del 2009 dalla Regione Veneto al Consorzio Stabile SIS in ottemperanza ad una sentenza del Consiglio di Stato. E’ incredibile come un'infrastruttura di preminente interesse nazionale come questa, soggetta alla procedura della Legge Obiettivo, il cui progetto preliminare è stato approvato dal Cipe nel marzo del 2006, affidata per la sua realizzazione alla competenza di un Commissario delegato dal Governo, veda dieci anni dopo un avanzamento di poco più di 1/4 dei lavori, coperti peraltro ad oggi solo con fondi pubblici. Ancor più sconcertante la relazione della Corte dei Conti che ha rilevato nel dicembre del 2015 la totale carenza di controlli sia da parte dei ministeri competenti, sia della regione. Con chi dovrebbero prendersela i veneti? Alla luce di ciò, credo una volta di più che il federalismo fiscale sia ciò che serve per cambiare il sistema Italia, per trattenere sui territori le risorse fiscali necessarie a soddisfare i bisogni delle comunità che le hanno prodotte (per fare una strada che serve al territorio ad es.) e per consentire ai cittadini di capire di chi sia la responsabilità di eventuali scelte sbagliate e così meglio selezionare la classe dirigente. Al seguente link trovi la mia intervista a ReteVeneta: https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=x8LNUPWmykY

Al seguente link trovi invece l’intervento "Pedemontana, ora va studiata l’alternativa più vantaggiosa" del prof. Tiziano Tempesta, del Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova, che condivido e penso meriti di essere letto: clicca qui

Ora, poiché le incognite restano molte - l’impatto dell’Iva sul nuovo Piano economico finanziario (1,45 miliardi); il rischio che i futuri incassi da pedaggio non bastino a coprire i canoni di disponibilità dovuti a Sis (12,1 miliardi in 39 anni); la minaccia della cordata capitanata da Impregilo, sconfitta da Sis nel 2009, di tornare in tribunale per via delle mutate condizioni di gara; i dubbi che nonostante il nuovo atto aggiuntivo alla convenzione Sis non riesca comunque a finanziarsi sul mercato (deve emettere un bond da 1,1 miliardi) - ritengo sarebbe necessario instituire una task force multidisciplinare per prevenire ulteriori future sorprese o complicazioni. E soprattutto credo sia arrivata l’ora di rendere pubblica la valutazione di impatto ambientale dell’infrastruttura e di produrre una rigorosa analisi costi benefici, sia sul costo diretto, con simulazioni della sostenibilità finanziaria dell’opera sulla base di diversi scenari possibili e con varie ipotesi di traffico, sia sui costi indotti dalla stessa sul piano ambientale, economico e sociale per il territorio. I veneti, che sono a questo punto i principali finanziatori dell’opera, visto che attraverso la Regione su di essi ricadrà il rischio di mercato, devono esserne informati con la massima trasparenza. Anche se tutto ciò dovesse comportare il rinvio della soluzione di qualche mese.

A questo lo link trovi il mio comunicato stampa http://www.simonettarubinato.it/index.php?area=6&menu=116&page=323&lingua=4&np=1&idnotizia=4762, ripreso da Trevisotoday e dal Giornale di Vicenza.


pubblicata il 01 aprile 2017

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