In casa Pd aria di resa dei conti Bisato contro gli astensionisti - Il Giornale di Vicenza

24 ottobre 2017

Pagina 3, Primopiano

VENEZIA Il giorno dopo il referendum in casa Pd a innescare la scintilla è la deputata Simonetta Rubinato che fin dall'inizio aveva sostenuto, proprio come la Lega, il Sì alla consultazione. Lei non nasconde la soddisfazione: «Spero - dice - che ormai sia chiaro anche ai dirigenti nazionali del Pd che quello di domenica non è stato il referendum di una forza politica. Così come è chiaro che il Pd Veneto ci ha messo la faccia. Questi numeri dicono che la base del Pd è più avanti della sua dirigenza. Chi ha invitato all'astensione dovrà prenderne atto e trarne le conseguenze perché ha tradito i veneti e lo statuto federale del Pd Veneto». Un chiaro riferimento al gruppo di minoranza che si è, fin dall'inizio, schierato per l'astensione, ma anche a chi, all'ultimo momento, come la consigliera regionale, la vicentina Alessandra Moretti, ha cambiato idea. Questo comportamento non è andato giù neppure al segretario del Pd, Alessandro Bisato, che promette: «Faremo una seria analisi interna». Sì, perché Bisato ha lavorato molto per trovare una linea condivisa del partito. Cioè: sì critico, ma possibilità di libertà di voto. E rincara: «Posso dire con soddisfazione che il Pd ha contribuito convintamente alla vittoria del Sì. Abbiamo finalmente interpretato la posizione dei veneti. C'è chi, invece, ha espresso la propria diversa e tardiva posizione individuale usando peraltro il simbolo del partito. Nulla da recriminare sulla sua idea. Ma non ci si mette in piazza usando il logo del Pd perché la posizione del regionale è un'altra». Insomma, c'è aria di resa dei conti tra i dem. Ma nel frattempo si continua a a tenera alta la guardia su Zaia: «Sia chiaro - continua Bisato -. A noi non interessa il ritorno elettorale di Zaia, ma fare le cose giuste per i veneti. Quindi se il governatore fa bene, saremo i primi a sollecitare il dialogo coi nostri referenti nazionali. Ma se Zaia invece salta in là e pretende l'improponibile, cioè lo statuto speciale, sa di vendere fumo. E allora non ci stiamo più. Noi siamo per una trattativa seria e concreta».Zaia ieri i complimenti se li è presi formalmente da FI. Con una lettera Massimiliano Barison, capogruppo in Consiglio, Elena Donazzan, assessore regionale, e Massimo Giorgetti, vicepresidente dell'assemblea, indicano il governatore come «leader moderato che ha saputo interpretare tutti i veneti. I risultati di domenica - si legge - hanno confermato la caratura responsabile di Zaia che, da oggi in avanti, va oltre i confini del Veneto». La frecciata è chiara: FI preferisce come premier nazionale Zaia a Salvini. Un modo per far arrabbiare il governatore? O per mettere zizzania tra lui e il leader nazionale del suo partito? Zaia giusto ieri mattina, dopo averlo ribadito anche durante la lunga notte dello spoglio, di queste prospettive non vuole sentir parlare (vedi a lato). Ma in casa Lega i musi lunghi ci sono perché il partito da una parte punta allo statuto speciale per i veneti, ma dall'altra vuole togliere la parola "Nord" dal nome, guidati alla conquista del Sud da Salvini. Antonio Da Re, segretario regionale del Carroccio, nega mal di pancia e contraddizioni: «Andare al Sud e diventare un partito nazionale è l'unico modo per poter arrivare finalmente al Governo e sciogliere i due nodi che fanno tanto male. Primo. Fare chiarezza su chi è profugo vero e chi no per poi rispedirlo a casa. Secondo. Concretizzare finalmente l'autonomia. Ci stavamo arrivando anche col Governo Berlusconi, ma quando è stato il momento di avviare i costi standard non ne abbiamo avuto la forza. Eravamo sì in maggioranza, ma pesavamo troppo poco. Adesso sarà diverso». Esulta per il risultato positivo anche Jacopo Berti (M5s): «Abbiamo lavorato per questo sì e i risultati si sono visti. È evidente che i cittadini pagano la lontananza delle istituzioni. Autonomia e referendum servono ad accorciare le distanze. La politica su questi temi deve stare fuori però. A vincere sono stati i veneti. Adesso è il momento di fare squadra. Zaia punta allo statuto speciale? Follia».

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pubblicata il 24 ottobre 2017

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