Vittorioso, sconfitto, forse in pareggio: nel Pd uno e trino parte la resa dei conti il travaglio dem - Corriere del Veneto

24 ottobre 2017

Pagina 21, Regione

VENEZIA Da «consultazione inutile» a «risultato che non va minimizzato». Nell’inversione che ha portato in un mese e mezzo Matteo Renzi dalla pubblica sconfessione di inizio settembre a Padova della linea del Sì critico presa dalla direzione regionale dem all’ammissione di ieri che il «Veneto ha votato per dare un messaggio serio: più autonomia e più efficienza, maggiore equità fiscale, lotta agli sprechi a livello centrale e periferico» c’è l’essenza del Pd uno e trino. Un partito che dalle urne è uscito contemporaneamente vincitore con la linea autonomista «ultrà» di Simonetta Rubinato; sconfitto con la minoranza astensionista di Alessandro Naccarato e Graziano Azzalin ma con l’onore di un 42,8% veneti rimasti a casa; e infine pure titolare di un pareggio per la direzione regionale e il segretario Alessandro Bisato schierati per un Sì critico.

Politicamente, una somma zero. Impensabile, con le politiche del 2018 alle porte. Infatti Renzi è lesto a capitalizzare il risultato referendario, mentre si erano già spalancate le porte della resa dei conti per la linea.

«Una parte del Pd ha remato contro e una non ha remato abbastanza perché guarda con un occhio qui e un occhio cosa succede a Roma in vista delle prossime politiche». Non fa sconti, Rubinato. Anzi, presenta il conto: «La dirigenza prenda atto, qualcuno faccia un passo di lato e qualcuno indietro – scandisce – Non è in sintonia con la sua base elettorale bisogna correggere la rotta». E rompere tabù come il residuo fiscale, lo statuto speciale per il Veneto. «Lo ha chiesto Zaia? - ride - Lo avevo proposto io come emendamento alla riforma costituzionale e il tema della specialità diventerà centrale nella prossima campagna elettorale – prevede la deputata - è la questione veneta che esce da questa consultazione. Altro che referendum inutile». Inutile lo dicevano quelli del sì critico e quelli della linea ortodossa e governativa dell’astensione. Rubinato parla come se avesse le valige pronte all’uscio. «Il problema della valigia ce l’ha qualcun altro – ribatte – Bressa, De Vincenti, Martina, Fassino. Renzi con faciloneria ha dato consigli non richiesti. Hanno dato lezioni e avrebbero fatto bene a rispettare la volontà della direzione del Pd Veneto. A Bisato dico che bisogna fare un po’ d’ordine ed esprimere l’autorevolezza di un partito che in questo referendum non si sapeva che posizione aveva».

Gli elettori del Pd hanno contribuito al risultato, dice l’istituto Cattaneo: un terzo ha scelto il Sì, il 3% il No e la maggioranza si è astenuta con percentuali che vanno dal 57% di Venezia al 66% di Padova. Diviso il partito, divisi gli elettori. E il bivio per decidere chi rappresentare.

«Senza il Pd, anche in Veneto il referendum sarebbe stato un fallimento come in Lombardia - riflette Naccarato - Invece ha aiutato Zaia, un errore tragico rinunciare a rappresentare quel 44% che non condivide la propaganda leghista». Nel caso del Polesine, gli astensionisti sono il 50,1% e a Rovigo il 52,4%. Un risultato che porta dritto al consigliere regionale Graziano Azzalin. Che ieri, davanti al rilancio di Zaia sullo statuto speciale, avverte di non andare oltre. «Accodarsi è stata una tattica suicida: il Pd veneto deve capire che ha sbagliato - accusa - Ha dato a Zaia una delega in bianco che userà come clava elettorale contro il Pd. Non avendo il coraggio di contrastare la Lega, ci si accoda per limitare il danno. Rischiamo di scomparire».

In mezzo, il segretario Alessandro Bisato. «Il partito nazionale ha assunto posizioni che non erano quelle della segreteria del Veneto - rimastica - Ma vogliamo rimanere connessi al Veneto più profondo, o no? Il Sì critico era un modo per starci dentro, con la nostra sensibilità. Non possiamo sottrarci ad alcuni temi se non vogliamo diventare una riserva indiana. Della Rubinato conosciamo la vis pugnandi sul tema noi siamo stati arditi quanto basta». Dando anche modo al nazionale di correggere il tiro. «Non abbiamo vissuto bene questa dinamica col nazionale perché abbiamo dovuto caricarci sulle spalle la nostra scelta e portarla da soli - annuisce il capogruppo in regione Stefano Fracasso - Ma questo riguardava il primo tempo, la campagna elettorale. Adesso c’è il secondo, la trattativa. E si gioca a carte scoperte, anche dentro il partito. Noi in Veneto continueremo a far la nostra parte con la nostra idea di autonomia». Poche materie ma buone, dice il documento presentato prima del voto. «Timido», scuote la testa Rubinato.

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pubblicata il 24 ottobre 2017

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