Referendum, nelle librerie arriva "La Spallata" il manifesto autonomista di Simonetta Rubinato

03 settembre 2017

Sceglie lo strumento del libro-intervista, Simonetta Rubinato, parlamentare trevigiana del PD e soprattutto autonomista e federalista da sempre, per illustrare ai Veneti le motivazioni del “Sì” al referendum del 22 ottobre sull’Autonomia. Ma non si ferma a questo, e disegna un progetto di Veneto possibile collegandosi all’esperienza politica più nobile della fine Novecento, quella del movimento dei Sindaci, da Covre a Cacciari, da Fistarol a Illy, che ha avuto nel giornalista Giorgio Lago un importante suggeritore.

Il suo pensiero, basato sulle esperienze amministrative e parlamentari, al Comune di Roncade, al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati, sulla sua solida formazione giuridica come avvocato civilista e sulla lunga esperienza di volontariato nel mondo cattolico, si sviluppa in un volume di oltre un centinaio di pagine, dal titolo “La Spallata” (Lunargento edizioni, 10 euro, disponibile anche come e-book), chiuso da una post-fazione del giornalista Gianni Montagni, che ha curato l’intervista, e da un’appendice con tre interventi alla Camera in materia di autonomia, e con un suo intervento legislativo per la realizzazione del regionalismo differenziato.

Non ha dubbi l’on. Rubinato: «Questo non è un referendum qualunque, ma l’occasione straordinaria per dare una spallata al centralismo che da Roma ci ha governato fin dall’ annessione del 1866, compresi il ventennio fascista e i settant’anni di repubblica». Ed è «l’ultima occasione per cambiare sul serio. L’unica finora data ai Veneti per cambiare lo squilibrato sistema di rapporti tra lo Stato e le comunità sul territorio».

Non la fermano né le esitazioni di alcuni settori del suo partito né l’accusa di portare acqua al mulino dei leghisti, anzi attacca Zaia senza remore: il referendum si poteva fare ben prima, la Regione governata dai leghisti non ha saputo o voluto far nulla per realizzare il regionalismo differenziato previsto dall’art. 116 della Costituzione, in vigore dal 2001, né il federalismo fiscale indicato dall’art. 119 in Costituzione dallo stesso anno.

L’obiettivo finale è quello di un Veneto a Statuto speciale come le altre due regioni del Nordest, il Trentino-AltoAdige e il Friuli-Venezia Giulia, anche per rispondere alle attese dei Veneti che da anni lo hanno chiesto in decine di loro comuni, da Lamon a Sappada, con i referendum per passare alle regioni confinanti. Gli strumenti indicati sono una forte adesione popolare, che svegli Roma ma anche Venezia, e un governo regionale capace di negoziare col governo centrale l’ottenimento della competenza primaria in molte materie fondamentali, dal lavoro alla scuola, alla gestione e difesa del territorio. E che ottenga alla fonte le risorse economiche necessarie per governare.

L’ottenimento della competenza primaria su molte materie funzionerebbe anche da nuovo volano per l’economia e permetterebbe un governo della Regione più attento ai bisogni dei cittadini. C’è una nuova idea di Regione, nel progetto di Simonetta Rubinato, ma anche una nuova idea di Stato, partendo dalla richiesta di una nuova e maggiore partecipazione dal basso: «La mia idea è che, partendo da un regionalismo differenziato, dando la possibilità a chi può fare di più di fare, cominciamo a creare laboratori per nuove politiche a favore dei bisogni de cittadini, che poi possono essere estese al resto del Paese. Nel frattempo lo Stato si dovrebbe concentrare e dedicarsi a quelle regioni dove c’è più bisogno del suo controllo, più bisogno di sicurezza pubblica, di risposte ai cittadini che invece sono costrette ad affidarsi a raccomandazioni, clientele politiche o addirittura di clan, per aver garantiti un minimo di diritti. Lì c’è bisogno di più Stato efficiente, qui c’è bisogno di meno Stato invadente».

Particolare attenzione è dedicata da Simonetta Rubinato al federalismo fiscale, che accrescerebbe l’accountability (cioè la responsabilità) dei livelli locali di governo, ma che attende di essere realizzato da 16 anni anche a causa delle resistenze della macchina burocratica. Per la sua realizzazione c’è bisogno di chiarezza da parte dei governanti regionali e compattezza da parte dei cittadini-elettori.

Per spiegare la necessità di attuare finalmente il federalismo fiscale, basta guardare qualche numero: «Nell’edizione provvisoria del rapporto della Ragioneria dello Stato sulla spesa statale regionalizzata per l’anno 2015, in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta la spesa per abitante dello Stato è rispettivamente di 7.733 e 7.655 euro, segue il Lazio con 5.730 euro procapite, mentre la retroguardia della classifica è appannaggio di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto con una spesa statale, rispettivamente, di 2.447, 2.704 e 2.853 euro per abitante. E’ accettabile che i territori che più contribuiscono alla crescita e quindi alla fiscalità generale abbiano un ritorno di risorse pubbliche per i propri cittadini inferiori addirittura alla spesa media nazionale procapite, pari a 3.658 euro?».

Naturalmente il regionalismo differenziato può svolgere un suo ruolo anche nel contesto europeo e può favorire la creazione di macroregioni come il Nordest di cui si parla da tempo.

Treviso, 25 agosto 2017

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pubblicata il 03 settembre 2017

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