Autonomia, Minniti risponde a Zaia ma è bufera sui dipendenti «arruolati» - Corriere del Veneto

27 luglio 2017

Pagina 5, Regione

venezia Nel giorno in cui il ministro dell’Interno Marco Minniti finalmente risponde alle ripetute richieste di collaborazione del governatore Luca Zaia, assicurando il pieno sostegno del Viminale e delle prefetture nell’allestimento del referendum autonomista del 22 ottobre («I dirigenti regionali, assieme al prefetto di Venezia e ai suoi funzionari, sono già all’opera sulle procedure e gli adempimenti indispensabili per il corretto svolgimento della consultazione» fa sapere Zaia, mentre la senatrice dem Simonetta Rubinato sottolinea come «nessuno a questo punto possa mettere in dubbio la leale collaborazione istituzionale del governo»), a Palazzo Balbi esplode la grana dei dirigenti e dei dipendenti «arruolati» loro malgrado nella causa autonomista.

Il caso nasce dalla circolare, diramata lunedì dal direttore dell’Area Programmazione e Sviluppo Strategico Maurizio Gasparin, che invita dirigenti e dipendenti dell’ente a pubblicizzare il referendum, rinforzando la campagna di comunicazione da 500 mila euro già stabilita per giornali, radio, tivù e web. Come? Posizionando «l’apposito banner» sotto la firma dell’e-mail istituzionale, nelle newsletter ufficiali e in calce alla carta intestata delle strutture. Anche le Usl sono chiamate a fare la loro parte, pubblicando il banner - o una e-news - sui rispettivi siti internet (il caso è scoppiato proprio a seguito della pubblicazione da parte dell’Usl di Padova; a ieri tutte avevano «adempiuto al dovere»), così come gli Uffici relazioni con il pubblico.

I dirigenti non l’hanno presa bene (ieri si sussurrava a Palazzo di una marcia indietro, in realtà Gasparin, che ricorda di avere in mano pareri legali e del Corecom, ha solo precisato che per ragioni di uniformità la campagna dovrà partire per tutti dal 1 agosto, per fermarsi il 20 ottobre) e anche se Zaia denuncia «la malafede» di chi critica, assicurando che agirebbe «allo stesso identico modo» se il referendum fosse contrario alle sue convinzioni, in molti protestano, dal Pd ai Cinque Stelle, passando per la Cgil e i comitati che a vario titolo si battono contro il referendum.

«Il Piano di comunicazione non si prevede nulla di tutto ciò – avverte Daniele Giordano segretario generale della Cgil Funzione pubblica – e non si può chiedere ai lavoratori di essere partecipi della campagna referendaria al di fuori delle norme del Piano». Un aspetto sottolineato anche da Piero Ruzzante di Mdp, che in un’interrogazione alla giunta chiede i motivi di questo «sconfinamento» e si interroga: «Che succederà al dipendente che si rifiuterà di prestarsi a questo delirio di onnipotenza?». I Cinque Stelle, pur favorevoli al referendum, parlano di «abusi» e «metodi che insospettiscono», mentre è pioggia di critiche dal Pd: Graziano Azzalin accusa: «Uno sfregio istituzionale gravissimo, una scorrettezza senza precedenti», Stefano Fracasso si chiede «che sarebbe successo se prefetti e ministeri avessero pubblicizzato il referendum del 4 dicembre?» e poi affonda: «manager seri nelle Usl non si piegherebbero a tali strumentalizzazioni», Orietta Salemi si dice «sconcertata dalle pressioni imbarazzanti che mirano a strumentalizzare enti, come le Usl, che sono patrimonio di tutti i cittadini». I comitati per l’astensione parlando addirittura di «governo della cosa pubblica per fini privati» mentre alla capogruppo della lista Zaia, Silvia Rizzotto, tocca la difesa d’ufficio: «È un nostro diritto informare i cittadini, si chiama democrazia».

Infine, il Gruppo 7 luglio annuncia di aver impugnato davanti al Tar e al Tribunale di Venezia tutti gli atti istitutivi del referendum. Si vedrà con quali fortune.

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pubblicata il 27 luglio 2017

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