Banche, decreto nel mirino - Il Gazzettino

04 luglio 2017

Pagina 5, Primopiano

 

Angela Pederiva È una valanga di emendamenti quella che da oggi promette di rotolare sull'iter di conversione del decreto per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Alle 18 di ieri, scadenza del termine, il relatore Giovanni Sanga (Partito Democratico) ne contava oltre 700, di cui almeno 450 depositati dal Movimento 5 Stelle e altri 11 presentati dalla Lega Nord. Ma a fare rumore è soprattutto l'apertura di un nuovo fronte dem: dalla deputata trevigiana Simonetta Rubinato, che contesta la mancata disponibilità a «dare ascolto ai tanti dubbi, anche sotto il profilo di costituzionalità delle norme, che emergono da più parti», al governatore pugliese (e sfidante di Matteo Renzi alle primarie) Michele Emiliano, secondo cui il provvedimento è invotabile, perché «tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati, e comporta per lo Stato un onere spaventoso, e in larga parte non recuperabile».Dando per scontato il ricorso alla fiducia da parte del governo, l'orientamento della maggioranza era di non apportare correzioni al testo licenziato da Palazzo Chigi, durante l'esame nella commissione Finanze di Montecitorio che si terrà fra domani e dopodomani, visto che la giornata di oggi sarà dedicata all'ammissibilità degli emendamenti e al voto sulle pregiudiziali. Per arrivare senza intoppi in aula il 10 luglio, inoltre, l'intendimento era di non svolgere audizioni, limitandosi ad acquisire le memorie scritte di Banca d'Italia e Consob. A sera non è arrivata alcuna retromarcia ed anzi l'accelerazione ha scatenato l'ira dei deputati del M5S: «Non possiamo accettare che le Camere vengano svuotate a tal punto da trasformarsi in uno zerbino sull'uscio dell'ingresso di Banca Intesa. Perché è questo che il governo sta facendo, con la complicità della maggioranza. Siamo di fronte a un atto di prepotenza da parte del potere economico e finanziario, un attacco senza precedenti alla sovranità parlamentare». Replica del relatore Sanga: «I tempi erano strettissimi. Contattati venerdì, i vertici delle due istituzioni hanno optato per l'invio di documenti. Quanto agli emendamenti, bisognerà vedere se sono davvero migliorativi o soltanto ostruzionistici. Checché se ne dica, lunedì scorso tutte le filiali erano regolarmente aperte grazie al decreto del governo».Ma la protesta ha contagiato anche il Pd. Emiliano chiede che il ministro Pier Carlo Padoan spieghi «le ragioni che hanno condotto il governo Gentiloni a presentare senza alcun confronto preventivo il decreto legge al Parlamento con una sorta di ricatto implicito, approvarlo così oppure salta tutto, che è inaccettabile», mentre Rubinato annuncia alcuni emendamenti a favore delle aziende affidate e dei piccoli risparmiatori: «Serve far presto, ma anche bene». Parole che la avvicinano al Carroccio, con il governatore Luca Zaia che auspica correttivi: «La prima modifica deve riguardare il trattamento degli azionisti, quei 205 mila veneti che hanno perso tutto e hanno diritto di essere ristorati». Ordine prontamente raccolto dal deputato vicentino Filippo Busin, capogruppo leghista in commissione Finanze: «Chiederemo un warrant a favore dei soci storici, ma anche l'esclusione della revocatoria delle transazioni già concluse, la tutela di chi ha in corso una causa o l'ha già vinta, l'ampliamento della platea degli obbligazionisti da risarcire».© riproduzione riservata

 

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pubblicata il 04 luglio 2017

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