Il porto offshore si fa piccolo - Il Gazzettino

20 giugno 2017


Pagina V, Cronaca

Per il sindaco Luigi Brugnaro, «sul porto offshore in Alto Adratico bisogna arrivare a una mediazione tra il niente e il qualcosa». E questo qualcosa, rispetto al progetto caro all'ex presidente dell'Autorità portuale, Paolo Costa, sarebbe il cosiddetto mini-offshore davanti a Pellestrina. Una presa di posizione, quella del primo cittadino, dettata dalla constatazione che la prima soluzione, bocciata dalla presidente della Regione Friuli, Debora Serracchiani e più di recente congelata dal successore di Costa, Pino Musolino, non sembra trovare più tanti sostenitori nemmeno a Roma, per motivi di ordine soprattutto finanziario. E durante la sua partecipazione alla riunione del Comitato Vivere Venezia nella sede dell'Ance, alla quale ieri hanno presenziato anche l'assessore regionale Elisa De Berti e i parlamentari Enrico Zanetti (di cui pubblichiamo un intervento a pagina XXXI), Michele Mognato e Simonetta Rubinato (mentre Renato Brunetta e il sottosegretario Pier Paolo Baretta hanno fatto pervenire due note con le rispettive opinioni), Brugnaro ha lasciato intendere che stante la situazione, la strada più sicura sia quella del «piuttosto che niente, meglio piuttosto», cogliendo l'occasione per bocciare il referendum ed elogiare i presenti. Una rappresentanza di una ventina tra ordini professionali e associazioni di categoria, definiti da Brugnaro «i veri rappresentanti di questa comunità». Dalla discussione è emersa anche la decisione di Simonetta Rubinato e colleghi di più partiti (tra cui Mognato e Zanetti) di presentare a breve un'interrogazione urgente al Governo per sapere il destino del grande porto offshore, che per molti partecipanti all'incontro rimane strategico non solo per Venezia e l'Alto Adriatico, ma per tutta Italia. Il Comitato, tuttavia, si pronuncerà ufficialmente nel merito dopo ampia riflessione comune, come precisato da Anna Buzzacchi per l'Ordine degli architetti. Ma il presidente Ruggero Sonino, a titolo personale, ha voluto sin d'ora spezzare una lancia «per il porto offhsore così come è stato progettato all'origine e dopo anni di studi, in quanto funzionale a una visione a lungo termine e per la necessità di accogliere le grandi navi merci da 22mila teu attualmente in costruzione. Dunque, chi è contrario a questa soluzione lo dica apertamente, e soprattutto spieghi il perché. Il piccolo-offshore, ha senso solo come tappa verso il grande: si faccia chiarezza se l'Italia vuole essere in grado di ricevere i nuovi flussi mercantili o no». Più diplomaticamente, il professor Gianfranco Perulli ha spostato l'attenzione «sulla capacità del Comitato Venezia di mettere intorno a un tavolo sindaco, assessore regionale e parlamentari». E subito dopo, ha elogiato l'ampliamento dello stesso a Sergio Vazzoler (presidente Unii) e a Carlo Crotti (Idrovia Padova-Mare), «perché su questo tema la navigazione interna, con i suoi progetti da rilanciare, non ha minore importanza». Nelle sue parole, anche il richiamo alle ricadute positive di uno sviluppo del Porto di Venezia sulla Città metropolitana. E il plauso a quanto scritto per l'occasione da Baretta, «in particolare dove specifica che Venezia dovrà essere sede di un'autorità portuale unica per il Nord Adriatico».

 

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pubblicata il 20 giugno 2017

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