Il redditometro disincentiva la natalità

17 gennaio 2013

"In un Paese a natalità zero, ha dell'incredibile che il numero di figli diventi un indicatore di ricchezza, come prevede l'applicazione del nuovo redditometro. Mi auguro che venga chiarito quanto prima anche questo aspetto, evitando che il nuovo strumento di controllo contro l'evasione, sulla cui efficacia si stanno sollevando da più parti grosse perplessità, diventi anche una misura che penalizza le famiglie e disincentiva l'auspicata crescita demografica del nostro Paese". Lo sostiene Simonetta Rubinato, parlamentare del Pd e componente della Commissione Bilancio della Camera, preoccupata per i risultati delle prime applicazioni del nuovo strumento.
"Sui calcoli effettuati per definire il reddito soggetto ad accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate - spiega la deputata democratica riferendosi ad una sperimentazione pubblicata nei giorni scorsi dal ‘Sole 24 Ore' - incide, oltre alla collocazione territoriale del contribuente, anche il numero dei componenti il nucleo familiare: a Milano, ad es., un figlio incrementa il reddito della coppia del 25% rispetto al single, mentre un figlio in più fa salire il livello del 12% e dal terzo figlio in su di un ulteriore 6 per cento ciascuno. In un Paese dove lo Stato investe per la famiglia soltanto l'1,1 per cento della spesa pubblica, contro l'1,6 della Germania, il 2,2 del Regno Unito e addirittura il 2,4 della Francia, che ora per il fisco il numero di figli abbia l'effetto del numero di auto di grossa cilindrata o di gioielli posseduti dal contribuente è la beffa dopo il danno!".
"Nemmeno Cornelia, madre dei Gracchi, che già oltre duemila anni fa ostentava i figli come suoi unici gioielli avrebbe mai pensato che essi sarebbero un giorno diventati un elemento su cui calcolare il reddito e le relative tasse da pagare" conclude sarcastica l'on. Rubinato.

mimetype  SCARICA IL COMUNICATO IN PDF 


pubblicata il 17 gennaio 2013

ritorna
 
  Invia ad un amico