Bocciato mio emendamento su asili paritari: grave errore di Governo e Maggioranza.

06 gennaio 2018

Anche se riconosco che il lavoro istruttorio di capigruppo e rappresentanti del Governo è stato lungo e complicato per le tante questioni aperte e trovare le coperture per tutte le esigenze rappresentate da deputati e Ministri non era certo facile, considero un grave errore che siano state del tutto ignorate in legge di Bilancio le esigenze delle scuole dell'infanzia paritarie, che poi sono le esigenze di centinaia di migliaia di famiglie, visto che accolgono 582mila bambini dai tre ai sei anni. Credo non ci sia coerenza nel sostenere, da un lato, con la riforma della Buona Scuola, la finalità dell'ampliamento dell’offerta formativa nel segmento 0-6 anni, per incrementare i servizi alle famiglie o ridurne il costo a loro carico, se poi rispetto alla legge di Bilancio 2017 i fondi per le scuole materne paritarie nella proposta di Bilancio 2018 del Governo sono risultati ridotti di oltre 50 milioni di euro. Evidentemente non si è ancora capito che, con le limitate risorse pubbliche disponibili, lo Stato non riuscirà ad ampliare l'offerta formativa lungo tutto lo Stivale se non garantisce prima di tutto la sopravvivenza delle materne paritarie già esistenti. Ora queste realtà saranno in ancor più grave difficoltà finanziaria nonostante il risparmio che assicurano allo Stato, oltre tre miliardi di euro l'anno.

E’ quindi una politica miope e di corta veduta non aver riconosciuto questa priorità, bocciando il mio emendamento che stabilizzava anche nel triennio 2018-2020 il fondo istituito nel Bilancio 2017 a favore delle scuole dell’infanzia paritarie: se continueranno a chiudere, come già sta accadendo anche in Veneto, dove ne perdiamo una media di dodici all'anno, verrà meno non solo l’obiettivo dell’ampliamento dell’offerta educativa, ma anche quello di contenere la spesa pubblica, perché lo Stato dovrà costruire e gestire più scuole materne statali, senza contare la perdita di un patrimonio sociale e culturale.

Purtroppo, dopo il lavoro di una settimana in Commissione Bilancio, ho dovuto arrendermi all'evidenza dei fatti: le risorse trovate a fatica in precedenza dai tecnici dello staff di Palazzo Chigi, dopo che avevo coinvolto il premier Gentiloni, sono state utilizzate per altre finalità e a nulla è valso il mio accorato appello a difesa dei diritti dei bambini. Poche ore prima della chiusura dei lavori in Commissione sul disegno di legge di Bilancio è stata, infatti, presa la decisione, nella riunione dei capigruppo di maggioranza con i rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e dell’Economia, di utilizzarli a parziale copertura di un altro intervento ritenuto evidentemente prioritario, quello della stabilizzazione di altri 18mila docenti precari.

Bene che ora il sottosegretario Baretta, dopo le rimostranze dei vescovi del Triveneto, della Fism e anche del Codacons, faccia mea culpa (https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-padova-e-rovigo/20171230/281513636530894) e riconosca che bisogna trovare una soluzione strutturale per la specificità delle materne paritarie del Veneto. Intanto però le famiglie dei bambini veneti (e non solo) dovranno fare ora i conti con i rincari delle rette, dai 10 ai 15 euro al mese, altro che bonus bebè. Aspettare l’assestamento del Bilancio non risolve il problema, perché le risorse non sarebbero comunque disponibili prima di settembre. Perciò, se davvero il Governo vuole intervenire, può farlo approvando un decreto legge, visto che sussistono le ragioni della necessità e dell’urgenza, in quanto usufruiscono di questo servizio oltre 500mila famiglie italiane.

Mi spiace sentirmi come il Grillo Parlante, inascoltato da chi ha il potere di intervenire, anche a livello regionale. Sono trascorsi più di 4 anni da quando nel 2013 avevo avanzato la proposta, al tavolo convocato dall’allora assessore regionale Remo Sernagiotto, di attivare la procedura dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione per chiedere al Governo la competenza primaria nei servizi socio-educativi per l’infanzia. Un anno fa lo avevo riproposto anche al Presidente Zaia e all’assessore Lanzarin. Se ci si fosse mossi allora, oggi il problema sarebbe stato già risolto, almeno per il Veneto, unica Regione in cui gli asili paritari coprono il 65% dell’offerta del servizio. Mi auguro quindi che nell’intesa preannunciata tra Regione e Governo al tavolo dell'autonomia, vista la disponibilità espressa sui media dal sottosegretario Baretta, siano definiti con chiarezza condizioni e modalità per il trasferimento alla Regione delle funzioni in materia di servizi socio-educativi per l'infanzia da 0 a 6 anni, individuando già le risorse finanziarie necessarie e ulteriori rispetto a quelle oggi stanziate dallo Stato, sulla base della determinazione del costo standard del servizio, visto che in questo settore è necessario colmare la sperequazione che oggi grava sulle famiglie venete rispetto a quelle che hanno accesso alla scuola dell’infanzia statale.

LA VICENDA DELLE MATERNE PARITARIE ATTRAVERSO I MIEI POST E LA STAMPA:

31 dicembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2522250974458062

20 dicembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2508672312482595

18 dicembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2506146882735138

Il Gazzettino del 18 dicembre 2017 - 'Materne paritarie, appello del Veneto': clicca qui per leggere l'articolo.

Gente Veneta del 30 dicembre 2017: http://www.genteveneta.it/gvfocus/materne-paritarie-simonetta-rubinato-governo-faccia-un-decreto-legge-recuperare-50-milioni-euro/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter 

Vita del popolo del 30 dicembre 2017: http://www.lavitadelpopolo.it/Societa-e-Politica/Serve-un-decreto-legge-per-scongiurare-i-tagli-agli-asili-paritari

Il Messaggero del 6 gennaio 2018 - 'Scuole paritarie in crisi. Già oltre 400 chiuse': clicca qui per leggere l'articolo.

 

 

 


pubblicata il 06 gennaio 2018

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