Bisato: chiarire che non si vota per l'indipendenza e neppure per dare meno soldi a Roma - Gazzettino

16 luglio 2017

Pagina 13, Nordest

 

«Va bene, Roberto Maroni. Siamo tutti per sì. E adesso che fai? Vuoi dirci quali competenze vuoi che lo Stato ti trasferisca?». Debora Serracchiani, ieri alla Festa dell'Unità di Milano, sintetizzava così la sofferta linea del Pd sui due referendum per l'autonomia che in ottobre chiameranno alle urne gli elettori di Veneto e Lombardia.Beh, su quel «Siamo tutti per il sì» il povero Alessandro Bisato, segretario veneto del Pd, dopo aver riunito ieri a Padova l'assemblea del partito, potrebbe raccontarne delle belle, alla Serracchiani. Perché alla fine anche il Pd voterà sì, naturalmente, al referendum per l'autonomia: un partito che non voglia sprangar bottega, in Veneto e pure in Lombardia, non può certo dire ai propri elettori di stare a casa o peggio di votare no all'autonomia regionale, dopo che Renzi ha tentato di farla fuori con la riforma costituzionale trionfalmente seppellita dagli elettori il 4 Dicembre. Ma all'assemblea di Padova, sia pure a porte chiuse, sono risuonate parole grosse contro il «referendum farsa», da parte di esponenti di primissimo piano del partito, come Pier Paolo Baretta. L'imbarazzo del Pd è evidente: da una parte le tesi di Alessandro Naccarato, di Graziano Azzalin, che denunciano «l'uso strumentale» del referendum, e sono pronti a comprendere se non a sostenere chi aderisse ai comitati per l'astensione o per il no, le cui ragioni Giovanni Tonella definisce «fondatissime», chiarendo però che questo non significa certo essere contro «il potenziamento responsabile delle istituzioni regionali». Dall'altra l'adesione piena di esponenti come Simonetta Rubinato, federalisti da sempre senza se e senza ma.E in mezzo, ecco, il segretario Bisato. Il quale dovrà far onore al suo cognome, sbrissando tra le opposte tesi, cercando di fare sintesi, perché alla fine il referendum ci sarà, e sulla scheda elettorale c'è poco spazio per sottili distinguo.«Prenderemo la decisione il 24 luglio, nella Direzione del partito che ho già convocato» annuncia il segretario. Alla Direzione, Bisato si presenterà con una proposta. Che dirà, alla fine, di andare a votare sì. Ma che prima impegnerà il partito in un grosso sforzo di comunicazione, per smascherare la propaganda leghista.«Io sono per la terza via del Sì - è la formula scelta da Bisato - bisogna togliere la patina propagandistica che Zaia e la Lega hanno aggiunto al quesito, che parla di pura autonomia amministrativa, ma viene mistificato, sembra che si voti per l'indipendenza: perfino la scelta della data, il 22 ottobre, anniversario del plebiscito d'annessione del Veneto al regno d'Italia, è simbolica. Si parla di Veneto ad autonomia speciale, mentre il quesito non ne fa cenno, e si dice che diminuirà il fiume di denaro che lo Stato toglie al Veneto, e non è vero, il residuo fiscale non viene toccato. E la trattativa con lo Stato per avere maggiori autonomie poteva essere già avviata da tempo, non serviva il referendum. Ma tolta di mezzo la propaganda, noi non ci sottraiamo al quesito».«C'è stata un'incapacità della classe dirigente regionale a intavolare con lo Stato la trattativa prevista dalla Costituzione del 2001 - ammette Simonetta Rubinato - ma non possiamo non vedere che anche da parte dello Stato, dei vari governi di tutti i colori che si sono succeduti, c'è stata una fortissima resistenza a concedere quelle autonomie. Il referendum è necessario, e non è una farsa, è stato ammesso dalla Corte Costituzionale. Noi siamo il Pd del Veneto, e dobbiamo rappresentare il Veneto, votare sì, chiedere l'autonomia perché è nell'interesse del Veneto. Non si può pensare di votare no, di governare un territorio votando contro la vocazione stessa di quel territorio». Altri toni, altre idee. Ma alla fine, tutti segneranno sì sulla scheda. E poi verrà il bello. «Avanzeremo una proposta di competenze da richiedere» annuncia Bisato. E ricominceranno i distinguo...

 

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pubblicata il 16 luglio 2017

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