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Sappada in Friuli, strappo nel Pd - Il Gazzettino

01 novembre 2017

Pagina 10, Nordest

VENEZIA Sappada vede il Friuli Venezia Giulia in fondo al tunnel. A dieci anni dall'inizio del percorso secessionista, ieri la commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato la proposta di legge sul distacco della località montana dal Veneto, sicché già lunedì prossimo il testo approderà in aula per il voto definitivo. Una notizia che finisce tuttavia per essere oscurata dalla spaccatura interna al Partito Democratico: Roger De Menech e Alessandro Naccarato hanno votato contro, con il sostegno di Simonetta Rubinato intervenuta alla seduta per presentare i propri emendamenti, rinfocolando così la polemica sulla fuga dei Comuni di confine e sulla voglia di autonomia. IL DISSENSO De Menech ha ricordato che sono 33 i Comuni del Veneto che hanno chiesto l'aggregazione alle due Regioni confinanti a statuto speciale, per l'appunto Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige; di questi 18 hanno anche celebrato una consultazione popolare, fra cui 8 della provincia di Belluno. «Non si capisce perché Comuni che hanno svolto il referendum prima di Sappada, come Cinto Caomaggiore o Lamon, abbiano la legge per il distacco ferma in Parlamento, mentre per Sappada si sia corso», ha lamentato il deputato bellunese. Al riguardo Rubinato ha parlato di «forzatura anche nei regolamenti parlamentari, per i quali una proposta di legge deve essere esaminata per due mesi in commissione, mentre per questa si sono fatte tre sedute dal 25 ottobre ad oggi (ieri, ndr.)». La deputata trevigiana aveva presentato quattro emendamenti, che non sono stati accolti dai commissari ma che saranno riproposti in plenaria, riguardanti la necessità che sia una legge costituzionale a ridefinire i confini di una Regione a statuto speciale. «La verità ha poi aggiunto è che la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, fa shopping con Sappada, che è un Comune turistico, mentre per altri si può attendere». Una stilettata alla governatrice dem, dunque, a cui ha fatto però seguito pure una stoccata per il suo omologo veneto, alla luce della lettera con cui il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin chiedeva di fermare la legge per evitare tensioni nei territori di montagna: «La Lega e il presidente Luca Zaia non possono rifugiarsi nel rispetto della volontà dei cittadini di Sappada».IL DIBATTITOA stretto giro, il leghista Zaia ha ribadito la propria opinione sul tema: «Quando un popolo si esprime, le sue istanze vanno rispettate. Ciò detto e riaffermato, se devo esprimere la mia posizione personale, dico che Sappada è in Veneto e deve restare in Veneto. Se il governo pensa si risolvere con la secessione municipale la questione dei Comuni di confine, dopo Sappada ci sarà un'altra Sappada. L'unico modo di risolvere il problema è dare l'autonomia al Veneto». Il rischio di un effetto domino è paventato anche dal Movimento 5 Stelle, che in commissione si è espresso per il via libera alla legge. «Dopo che i cittadini di Sappada si sono espressi ha spiegato Federico D'Incà era giusto votare a favore. Ma il problema dei Comuni di confine di montagna resta. Altrimenti nella provincia di Belluno ci sarà una valanga istituzionale, con tutti i Comuni che seguiranno Sappada». Per questo il deputato bellunese ha chiesto di istituire nella legge di Bilancio un Fondo per i municipi contermini al Friuli Venezia Giulia, su modello di quello riguardante i vicini del Trentino Alto Adige. L'emendamento in commissione è stato dichiarato inammissibile, ma il capogruppo dem Emanuele Fiano si è detto disponibile ad un ragionamento nel dibattito in aula. Angela Pederiva

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pubblicata il 01 novembre 2017

 
 
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