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Sappada ormai in Friuli Alla Camera caos nel Pd - La tribuna di Treviso

01 novembre 2017


Pagina 12, Regione

di Francesco Dal MaswSAPPADAIncredulità ai piedi del monte Peralba e alle sorgenti del Piave. Quando ormai pochi se l'aspettavano, sostanzialmente i soli referendari, Sappada ritornerà al Friuli, da cui è stata staccata nel 1852, la prossima settimana. Il 6 novembre, infatti, inizierà il dibattito alla Camera, e tra il 9 ed il 14 novembre ci sarà il voto. Tutti i partiti sono favorevoli. Fino ad oggi solo due voti contrari, quelli di Roger De Menech e Simonetta Rubinato, entrambi del Pd, che hanno polemizzato con la collega di partito Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, per lo shopping che è venuta a fare in Veneto. E con il presidente Luca Zaia perché, senza colpo ferire, ha mollato Sappada come anello sacrificale dell'autonomia. Ieri, infatti, la Commissione Affari costituzionali di Montecitorio ha dato l'ok alla legge che, facendo seguito al referendum del 2008, prevede il distacco di Plodn (così nella lingua germanofona che si parla a Sappada) dal Veneto. Un distacco già concesso dal Consiglio regionale Veneto, mentre quello friulano si è espresso per il ritorno di quella che diventerà la capitale d'inverno della vicina regione. Ieri De Menech le ha tentate tutte per trattenere Sappada. Ha detto che in 10 anni è cambiato il mondo, da ultimi anche con i referendum per l'autonomia del Veneto e di Belluno. Ha ricordato che sono ben 33 i comuni veneti che hanno chiesto il distacco per andare nelle due Regioni a Statuto speciale confinanti, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, 18 dei quali hanno svolto il referendum, 8 bellunesi. «Non si capisce - ha ironizzato - perché comuni che hanno svolto il referendum prima di Sappada, come Cinto Caomaggiore o Lamon, abbiano la legge per il distacco ferma in Parlamento, mentre per Sappada si sia corso». La trevigiana Rubinato, che ha presentato quattro emendamenti però respinti, ha parlato di «forzatura perfino nei regolamenti parlamentari, per i quali una proposta di legge deve essere esaminata per due messi in commissione, mentre per questa si sono fatte tre sedute dal 25 ottobre ad oggi». «La verità è che la presidente del Friuli Venezia Giuli, Serracchiani fa shopping con Sappada, che è un comune turistico, mentre per altri si può attendere». Ma a premere sull'acceleratore del voto sono stati anche i capigruppo del Ps e della Lega Nord, i triestini Ettore Rosato e Massimiliano Fedriga. A favore della legge hanno votato tutti i gruppi, compreso M5s e, tra i pentastellati, il bellunese Federico D'Incà. In una nota, Rubinato se l'è presa anche con Zaia. «Ma dove è la Regione Veneto - si è chiesta - dove è il governatore Zaia, e dove è la Lega?», si è chiesta criticando l'assenza dei deputati del Carroccio in Commissione Affari costituzionali al momento dell'approvazione della legge. E tenendo conto che proprio Fedriga aveva insistito per la sua priorità. «Dopo la lettera del presidente della provincia di Belluno - ha detto Rubinato - che chiedeva di fermare la legge per evitare tensioni nei territori di montagna di quella provincia, la Lega e il presidente Zaia non possono rifugiarsi nel rispetto della volontà dei cittadini di Sappada. La Lega, se vuole essere classe di governo e non solo di lotta, deve prendersi le responsabilità su ciò che è l'interesse generale. Specie dopo il referendum del 22 ottobre sull'autonomia del Veneto, il governatore Zaia non può tacere sulla fuga dei comuni veneti verso il Trentino e il Friuli», ha concluso. Zaia ha risposto a stretto giro di mail. Proprio perché referendari per l'autonomia, ha detto, «possiamo e dobbiamo guardare con assoluto rispetto a quel referendum che ha portato nel 2008 i sappadini a chiedere il passaggio al Friuli Venezia Giulia. Ciò detto e riaffermato, se devo esprimere la mia posizione personale, dico che Sappada è in Veneto e deve restare in Veneto». Subito dopo aggiunge che «non si può affrontare la questione dei comuni di confine soltanto in ottica secessionista», per affermare poi che «l'unico modo di risolvere il problema è dare l'autonomia al Veneto». «Insomma - è la conclusione del presidente- il governo non può pensare di affrontare questioni di tale complessità esclusivamente aprendo la stagione della secessione municipale. Questo significa non governare o non saper governare. È il governo che ha fatto crescere e ingigantire la questione di Sappada per colpire il Veneto. Ma così facendo sta indebolendo e ha indebolito se stesso. E dopo Sappada ci sarà un'altra Sappada».

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pubblicata il 01 novembre 2017

 
 
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