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Bersani: «Il referendum? Il Pd andando a votare Sì tira la volata alla destra» - Corriere del Veneto

01 ottobre 2017

Pagina 3, Regione

venezia «Un quesito posto in questi termini equivale a dire “Viva la mamma. Sei d’accordo?”». Pierluigi Bersani, leader di Mdp ieri in Veneto per un doppio appuntamento a Limena e a Mira, sintetizza in una battuta il suo giudizio sul referendum autonomista del 22 ottobre: «È un’iniziativa che non serve a nulla se non a fare propaganda. E con la propaganda non si prenderanno certamente i nostri voti». Nessun tentennamento, come invece accade in casa Pd: per Mdp la posizione è una soltanto ed è assolutamente contraria. «Il Partito Democratico è sempre così preoccupato di essere politicamente corretto che finisce col tirare la volata alla destra, anche in questo caso» commenta Bersani. Una posizione granitica, ribadita anche da Pippo Civati, leader di Possibile: «In tempi di crisi la Lega spenderà in Veneto e Lombardia tra i 30 e i 50 milioni di euro per un referendum su una presunta maggiore autonomia. Ma in nessuno dei due casi è esplicitato su quali competenze la Regione intende avviare le trattative con il governo, nessuno sa su cosa davvero si sta votando, di fatto si chiede un voto in bianco, di totale fiducia a chi guida oggi la Regione. Così uno strumento democratico viene trasfigurato in uno spreco di risorse pubbliche».

Ma se a sinistra non ci sono dubbi, diversa è la situazione in casa Pd, specie dopo la sentenza pronunciata da Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Padova («Il referendum è inutile») e ancora più in là, verso il centro, al punto che anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ex Udc (partito che con Antonio De Poli si è schierato apertamente per il Sì), ora Centristi per l’Europa, chiosa: «Non sono contrario che alle Regioni in determinate materie venga data più autonomia, che ci sia un riordino delle competenze, ma credo che sia meglio la strada che ha scelto l’Emilia Romagna, quella indicata dall’articolo 116 della Costituzione».

Chi non ha tentennamenti, né intende fare retromarce, è Simonetta Rubinato, campionessa dell’autonomismo dem , che nei giorni scorsi ha scritto una dura lettera al suo capogruppo alla Camera Ettore Rosato - e per conoscenza al segretario veneto del partito Luigi Bisato - stigmatizzando le parole del collega Marco Causi, ex assessore al bilancio a Roma, che durante un intervento a Montecitorio a nome de gruppo Pd ha attaccato i referendum in Veneto e Lombardia: «Ci riportano indietro nel tempo e strizzano l’occhio alla proposta avanzata dalla Lega di trattenere il 75% dei tributi nei territori dove risiedono i contribuenti che li hanno generati. Si tratta di una proposta incostituzionale, dannosa per la finanza pubblica italiana e pericolosa sul piano economico e politico anche per i cittadini delle regioni del Nord - ha detto Causi - non a caso i costituenti vietarono referendum su leggi tributarie e di bilancio». Un intervento a gamba tesa che non è piaciuto a Rubinato: «Penso sia grave che un parlamentare del Pd eletto in altra regione, senza confrontarsi con i colleghi del Veneto, abbia espresso in forma pubblica, a nome del gruppo e non a titolo personale, una posizione contraria e sprezzante su un tema che ha livello istituzionale e non solo politico, visto che il referendum, strumento di democrazia diretta, è oggetto di una legge regionale ed è stato vagliato da una sentenza costituzionale. Chiedo chiarezza, anche perché il partito, in Veneto, si è espresso ufficialmente per il Sì».

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pubblicata il 01 ottobre 2017

 
 
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