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Il risultato della politica economica e di bilancio della Legislatura

05 gennaio 2018

Al termine della conferenza stampa di fine anno del premier Paolo Gentiloni, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha  pubblicato questo tweet: «L'Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del dopoguerra, il debito è stabilizzato, il deficit dimezzato e l'export in aumento. Gli italiani devono essere orgogliosi dei propri sforzi e guardare con fiducia al futuro».

Nessuno può negare che le condizioni dell’economia e della finanza pubblica italiane sono ben diverse dalla situazione alla vigilia delle elezioni politiche del 2013. Quattro sono i dati fondamentali che, secondo il Ministro Padoan, segnano questa inversione di rotta: il prodotto interno lordo (PIL), dopo un lungo periodo di difficoltà per il nostro Paese, è tornato a crescere a un livello superiore alle attese; il deficit pubblico è sotto controllo e l'avanzo primario rimane tra i migliori dell'Unione europea; il debito pubblico, anche grazie all'andamento del PIL, dovrebbe scendere in maniera significativa dopo un lungo periodo di crescita inarrestabile; il ritmo della ripresa si riflette positivamente anche sul mercato del lavoro, essendo l'occupazione tornata a salire, portandosi al di sopra delle 23 milioni di unità (da marzo 2014 a settembre 2017 sono stati creati 986.000 posti di lavoro, di cui 535.000 a tempo indeterminato).

Fornendo i dati più recenti – quelli sui primi tre trimestri dell’anno 2017 - l’Istat  ha confermato che l'indebitamento netto in rapporto al Pil nel terzo trimestre del 2017 è stato pari al 2,1%, così da toccare il valore più basso dal 2007. Inoltre ha rilevato che nei primi nove mesi del 2017 in Italia la pressione fiscale è stata pari al 40,2%, spiegando che si tratta del valore più basso dal 2011. Nel terso trimestre del 2017 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è aumentata di 0,5 punti percentuali, salendo all'8,2%, dopo un anno in discesa. Infine l’Istat rileva "una crescita significativa" del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, aumentato nel terzo trimestre del 2017 dello 0,7% e del 2,1% su base annua. E lo stesso vale per il potere d'acquisto, salito dello 0,8% sul rispetto al trimestre precedente e dell'1,1% in termini tendenziali. Quanto al tasso di disoccupazione, l'Istat conferma che è sceso all'11% a novembre, al livello più basso dopo settembre 2012, con 23,18 milioni di occupati, il livello più alto dal 1977.

Indubbiamente tale contesto è frutto anche del più favorevole quadro internazionale e della politica di allentamento monetario attuata dalla Banca centrale europea in questi anni, non solo delle scelte di politica economica e di bilancio e delle riforme attuate in questa Legislatura che, nel loro insieme, hanno saputo contemperare le esigenze di rigore con quelle di stimolo alla crescita, il c.d. sentiero stretto più volte citato da Padoan come metafora della strategia economica e finanziaria del Governo.

Il bilancio finale contiene anche fallimenti, passi falsi e forzature, che non abbiamo condiviso sia nel merito che nel metodo, ma non si può dare un giudizio senza tener conto del punto di partenza e delle contraddizioni politiche oggettive nelle quali si è operato: dalla fragilità strutturale della politica e delle istituzioni pubbliche del nostro Paese, una fragilità che viene da lontano, alla memoria di dove l’Italia era finita in quel drammatico autunno del 2011. Come pure non si può non considerare che, senza il lavoro del Governo Monti e delle forze politiche che lo hanno sostenuto, i Governi di questa legislatura non avrebbero potuto accompagnare il Paese verso il sentiero della ripresa e recuperare, anche se ancora in modo non definitivo, credibilità e affidabilità in sede europea.

Sappiamo bene che questo percorso è stato doloroso soprattutto per la larga parte del ceto medio e delle fasce popolari, e ciò che si sta cercando di fare anche con questa manovra va nel senso di un parziale e progressivo risarcimento di questo sacrificio, senza del quale il baratro non sarebbe stato evitato, con danni ben peggiori proprio per la maggioranza meno tutelata degli italiani.

Ma sappiamo anche che il nostro Paese non può ignorare le persistenti incertezze che gravano sui nostri conti, in parte di carattere politico, considerata la incombente campagna elettorale, con il rischio che dalle urne non esca una chiara maggioranza sulla base della nuova legge elettorale e quindi di scontare una stagione di instabilità politica, in considerazione anche delle proposte anti-europeiste di una parte significativa delle forze politiche. In parte legate agli scenari previsionali caratterizzati da un rallentamento della crescita economica a livello internazionale e dalla circostanza che il quantitative easing della Bce proseguirà da gennaio a un ritmo mensile di 30 miliardi di euro (la metà rispetto a quello fissato sino a dicembre) sino alla fine di settembre 2018 e che non è ancora chiaro se proseguirà anche oltre.

La Commissione UE ha del resto inviato alla fine dello scorso novembre una nuova lettera all’Italia con la richiesta di chiarimenti e impegni in merito alla deviazione  rispetto agli obiettivi di correzione del bilancio in termini strutturali, rinviando la propria decisione definitiva sulla manovra di bilancio a maggio del 2018. “Al di là delle grandezze della correzione in questione (1 decimo di punto di Pil) ed anche se Bruxelles fosse alquanto condiscendente sulle richieste di flessibilità della Penisola”, come ha sottolineato il prof. Francesco Morosini in un suo intervento al riguardo, “visto che si ragiona in termini di finanza pubblica, l’attenzione, più che su Bruxelles, va spostata sui mercati dove la partita la si gioca tutta sulla credibilità; eventuali cadute reputazionali in materia, data la forte presenza del debito sovrano nei bilanci delle nostre banche, avrebbe poi pessime conseguenze per la tenuta anche del nostro sistema bancario. Certo, qui il governo italiano ha le sue buone ragioni quando sostiene che la ripresa c’è, anche se ci vorrà tempo prima che incontri la ‘vita concreta’ del Paese; e che, quindi, un minimo di flessibilità è tollerabile pure per consentire alla ripresa medesima di consolidarsi. Ragionevole? Sì, però con un ‘ma’ importante. Ed è che, se a far ballare la reputazione italiana basta che si giochi sui decimali di punto di Pil (importanti, ma meno decisivi dinnanzi alla nuova crescita dell’Italia), ciò è l’effetto negativo dell’instabilità del sistema politico italiano (…). Pure il dopo elezioni garantisce assai poco al riguardo: ecco perché, vista pure l’ombra di un debito sovrano difficile da scambiare per un peso piuma, il Bel Paese rischia sempre guai di spread. Pertanto, la lettera annunciata dal Vicepresidente Jyrki Katainen ci ricorda la spada di Damocle che pesa sopra di noi: il rischio reputazionale sul nostro debito sovrano. Bruxelles, un po’ antipatica come il grillo parlante di Pinocchio, ce lo ricorda: c’è da prestarvi attenzione”.

Preoccupazione che ha manifestato lo stesso Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno, in cui ha fatto appello alle forze politiche affinché riflettano, in forza della comune “responsabilità repubblicana”,“sul crinale storico in cui ci troviamo per definire un'idea del nostro Paese nel futuro”: "le proposte dei partiti in campagna elettorale - ha affermato Mattarella - siano comprensibili e realistiche se si vuole recuperare la fiducia dei cittadini riducendo anche l’astensionismo”.

Poiché la montagna di debito italiano mette in pericolo l'economia del nostro Paese e frena ogni spinta unificatrice nell'Eurozona (come spiega bene Carlo Bastasin nell’articolo che si trova a questo link: http://open.luiss.it/2017/12/30/idea-per-il-2018-cosi-litalia-puo-ridurre-il-debito-pubblico-in-tre-semplici-mosse/), la sua riduzione dovrebbe essere una priorità e un impegno politico chiaro da assumere davanti agli elettori attuali e alle future generazioni da parte delle forze politiche responsabili. Staremo a vedere: l’avvio della campagna elettorale, costellato già da promesse fantasmagoriche (abrogazione della riforma Fornero, reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni, flat tax, abolizione del bollo auto o del canone Rai o delle tasse universitarie e chi più ne ha più ne metta) non depone a favore. Tanto da meritare la conclusione di Antonio Polito che "tutto ciò è sconcertante. Appare come il tentato suicidio della Seconda Repubblica. Proprio nell'anno in cui una ripresa sostenuta dal prodotto interno e dall'occupazione avrebbero consentito alle forze anti-populiste di riaprire un discorso serio sul futuro dell'Italia" (al seguente link l'articolo integrale: http://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_10/partiti-soldi-pubblici-promesse-senza-futuro-campagna-elettorale-f1f606fe-f56f-11e7-b250-16cc66648122.shtml).

 

I pilastri della manovra di Bilancio 2018

Il disegno di legge di bilancio uscito dal Consiglio dei ministri è stato modificato in modo significativo nella lettura del Senato, prima, e della Camera, poi, ma i tre architravi della proposta uscita dal Consiglio dei ministri hanno retto il confronto parlamentare. In primo luogo, l’impiego della maggior parte della risorse della manovra (15,7 miliardi di euro) per eliminare gli aumenti dell’IVA e delle accise già previsti dal 1° gennaio 2018. Il secondo, la conferma del rilevantissimo intervento, dal lato del capitale, per il rafforzamento delle capacità competitive del nostro sistema economico, attraverso super ammortamento, iper ammortamento, credito di imposta automatico per le spese in ricerca, credito di imposta automatico per le spese per gli investimenti nel Mezzogiorno, a cui si è aggiunto un credito di imposta automatico per le attività di formazione del personale delle imprese. Il terzo architrave, meno rilevante sotto il profilo quantitativo, purtroppo, per i limiti delle risorse disponibili, è il tentativo di rafforzare la capacità competitiva del Paese dal lato del lavoro - la produttività totale dei fattori è data dalla produttività del capitale più la produttività del lavoro - con gli interventi a favore della occupazione giovanile, oltre che una serie di agevolazioni sul versante delle politiche per la formazione. È la formazione, infatti, ciò che, sostanzialmente, consente un rafforzamento della componente lavoro nella fase che stiamo vivendo, che è quella della società della conoscenza.

Questi gli architravi che escono confermati pienamente dal Parlamento: delle migliaia di proposte emendative di tutti i gruppi parlamentari discusse non ce n’era una sola volta a mettere in discussione queste tre scelte. Cui si è aggiunta, durante l’esame parlamentare, l'ulteriore proposta del Governo di inserire nella legge di bilancio il contenuto dell’accordo raggiunto con le parti sociali in materia di pensioni.

A questo link si trova il dossier del Gruppo della Camera del Pd che fa il punto sulle misure più significative della legge di Bilancio 2018, comprese le proposte emendative del Parlamento che sono state accolte: http://www.deputatipd.it/files/documenti/244_AbcLeggeDiBilancio2018.pdf

Delle molte iniziative che il Parlamento ha adottato in sede di modificazione del testo, ne cito solo alcune, rinviando per i temi su cui personalmente ho lavorato agli specifici approfondimenti di questa news letter. Innanzi tutto il rilevante intervento di riduzione del contributo delle autonomie regionali e locali all’opera di consolidamento fiscale nel nostro Paese. È finalmente una ammissione, sia pure parziale, che nella prossima legislatura occorrerà riaprire la prospettiva di un riordino e stabilizzazione della finanza locale in Italia. Secondo, si è cercato di ridimensionare e semplificare gli adempimenti fiscali legati alla scelta del Governo di introdurre la fatturazione elettronica obbligatoria a partire dal 2019 anche per le transazioni commerciali tra privati, da cui ci si attende una riduzione del livello assoluto e relativo di evasione fiscale in Italia. Terzo, la Camera dei deputati ha alzato - dopo 20 anni - il limite di reddito dei figli che consente di rimanere a carico dei genitori, da 2.840 euro (che è la traduzione in euro dei vecchi 5 milioni che c’erano prima dell’introduzione dell’euro) a 4.000 euro. Quarto, all’interno del settore dell’istruzione, sono stati raddoppiati i fondi per gli istituti tecnico superiori, che costituiscono forme di altissima istruzione che seguono i bisogni veri delle imprese e hanno una occupabilità dei diplomati straordinaria, sopra all’80 per cento e, in qualche caso, al 90 per cento.

 

LE MIE PROPOSTE EMENDATIVE AL BILANCIO 2018

Il lavoro della Commissione Bilancio è stato in quest’ultima manovra particolarmente compresso nei tempi, essendo stato trasmesso il provvedimento dal Senato solo il 1° dicembre. L’esame in Commissione è iniziato quindi il 5 dicembre, con scadenza degli emendamenti al 7 dicembre.Dato il tempo contingentato, per poter portare in Aula il provvedimento in data 19 dicembre, secondo la decisione della Conferenza dei Capigruppo, è stato concordato tra i Gruppi di esaminare solo un numero contingentato di proposte emendative, circa un migliaio.

Dovendosi presentare,quindi, su espressa indicazione del Gruppo del Pd un numero contenuto di emendamenti, il mio lavoro si è concentrato su alcuni temi specifici, in materia di scuole paritarie dell'infanzia, Fondo per i risparmiatori frodati, Enti locali, lavoratori dipendenti da aziende speciali e consorzi tra enti locali, riqualificazione della rete di pubblica illuminazione, oltre ad altri.

Cliccando qui trovi gli emendamenti a mia prima firma.

Cliccando invece qui trovi gli emendamenti di colleghi sottoscritti anche da me.

Su precisa richiesta del Capogruppo ho quindi dovuto procedere alla segnalazione di soli 4 emendamenti tra tutti quelli da me presentati, per rientrare nei limiti del numero degli emendamenti assegnati al Pd. Sugli stessi trovi degli specifici approfondimenti nel prosieguo di questa news letter.

La discussione e l’esame sugli emendamenti in Commissione Bilancio è quindi iniziato, dopo la dichiarazione delle inammissibilità, il 13 dicembre e i lavori sono proseguiti non stop sino al giorno 20, facendo slittare la discussione in Aula al 21 dicembre, approvando la manovra venerdì 22 dicembre, appena in tempo per l’approvazione definitiva da parte del Senato in data 23 dicembre.

 

 


pubblicata il 05 gennaio 2018

 
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