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Autonomia, approfittare del negoziato col Governo - Il Giornale di Vicenza

22 dicembre 2017

Pagina 62, Lettere

Il percorso istituzionale avviato tra Regione e Governo per il riconoscimento di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia al Veneto, destinato a proseguire e a entrare nel vivo nella prossima Legislatura, anche rispetto a quello dell'Emilia-Romagna e della Lombardia, non potrà non tener conto della specificità della questione veneta. Che esista una "specialità" del Veneto è stato certificato dall'ampia partecipazione popolare al referendum del 22 ottobre scorso. Oltre che dal recente distacco di Sappada. Perciò la richiesta da parte della Regione di tutte le materie previste all'art. 116, 3º comma, della Costituzione e delle risorse necessarie per gestirle in modo adeguato, al fine di ottenere una legge rinforzata che valorizzi la specialità del Veneto nell'unità della Repubblica, è condivisa da chi come me aveva presentato un emendamento alla riforma costituzionale Renzi-Boschi per attribuire lo Statuto speciale al Veneto.L'eccezionale spinta venuta dai Veneti giustifica e merita una specifica risposta dalla politica, che veda la reciproca e leale collaborazione tra Istituzioni regionali e nazionali. Per raggiungere un tale obiettivo strategico non basta, tuttavia, il pur decisivo risultato del referendum: è necessario che tutte le forze politiche che rappresentano i Veneti siano compatte nella richiesta allo Stato, per superare le resistenze del centralismo burocratico romano e i diversi e contrastanti interessi territoriali del Paese, ben rappresentati in Parlamento. Proprio per questo sarebbe stato opportuno che il Gruppo consigliare regionale del Pd si fosse unito, nel passaggio in Consiglio del 15 novembre scorso, al voto positivo delle altre forze politiche, invece che abbandonare l'aula: il mandato arrivato dal referendum è infatti chiaro e largamente trasversale. Dunque non si può che chiedere l'autonomia più alta per il Veneto, anche perché il livello di servizi garantiti dalle Province autonome di Trento e di Bolzano o è un privilegio, e allora non è più giustificabile, o è un modello che funziona, e in questo caso deve essere applicabile da tutte le comunità che sono in grado di attuarlo. A questo proposito, è arrivato lo scorso agosto proprio dal Presidente della Provincia autonoma di Trento un assist da raccogliere: per "dare una mano ai conti dello Stato" e dimostrare che utilizzando le forze e le risorse presenti nei territori "è possibile migliorare la qualità dei servizi" - ha affermato Ugo Rossi al meeting di Rimini - "abbiamo il dovere di lasciare da parte i colori politici per costruire una grande alleanza fra regioni nel nome dell'autogoverno e della valorizzazione del principio di sussidiarietà". Certo, la salita, per chi - come il Veneto - non ha uno Statuto speciale alle spalle, sarà durissima, ma proprio per questo bisogna lavorare sodo ai dossier e cercare il massimo di unità, nella nostra Regione, e di alleanze, con le altre Autonomie regionali virtuose, dato che la legge prevista dall'art. 116, 3º comma, della Costituzione dovrà essere approvata a maggioranza assoluta dal Parlamento. E poiché ottenere il riconoscimento di 23 materie sarà possibile solo nella prossima legislatura, essendo questa ormai al termine, la Regione Veneto dovrebbe approfittare della disponibilità al negoziato manifestata dal Governo Gentiloni per provare a dare ai Veneti alcune prime risposte concrete, agendo su un doppio binario: oltre a quello proposto, di media prospettiva, lavorare anche su uno a più breve termine, chiudendo da subito l'accordo con lo Stato su alcune ben definite materie in cui ciò sia possibile.

Simonetta Rubinato

Deputata del Pd

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pubblicata il 22 dicembre 2017

 
 
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